Ariexit, una milanese a Londra!

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Ci siamo, si parte, meeting di lavoro, tre giorni a Londra. Premetto che viaggiare di questi tempi non è la cosa più rilassante tra controlli, allarmi vari e minacce, però si va avanti!

La cosa più bella quando arrivi a Londra in estate è il tempo, si perché finalmente abbandoni l’afa della tua città per essere sorpreso da nuvoloni e un fantastico venticello che ti fa tornare indietro nelle stagioni, oppure avanti, di fatto finalmente ricominci a respirare e soprattutto a dormire confortato da un caldo e soffice piumino anche al 27 di luglio!

Case e palazzi come si sa sono contraddistinti dal tipico stile British, e rimango sempre affascinata nel vedere rigogliosi parchi nella quale la gente passeggia amabilmente, tante realtà diverse, differenze alla quale anche noi siamo abituati, ma a Londra sono ancora di più.

Non ti senti mai solo perché più meno ovunque trovi un tuo connazionale lì per lavoro, comunque disponibile a darti un consiglio…

Nel lavoro persone brillanti e volenterose, serene e dinamiche ti fanno respirare un’aria differente, veramente “exciting” e stimolante.

Tutto qui funziona, i mezzi pubblici sono precisi e puntuali, il tg alla mattina ti avverte se ci sono dei ritardi nella metro o delle stazioni chiuse e tutto è come dovrebbe essere e non capisco perché da noi sembri sempre un miraggio. Quanto sono partita il Malpensa Express non era sul binario 3 e non era vero come riportava il sito che potevi fare il biglietto davanti al treno, mentre a Londra segui le indicazioni e trovi quanto specificato, incredibile eh?

Locali di tendenza, ristoranti fusion dai sapori asiatici, supermercati aperti anche alle 10 di sera, fantastico! Capisco la scelta di molti di andare a vivere in questa affascinante, unica e efficiente città. Ancora oggi la tradizione si mischia alla frizzante modernità e non dimentichiamoci quanta buona musica arrivi proprio da queste zone…

Tre giorni intensi,  unico rimpianto, sono volati, sarei voluta tornare a Camden Town, sarà per la prossima volta, see you soon London!

Prigionieri del senso di colpa? Come uscirne!

poltrona fantozzi
Mi capita di incontrare sempre di più persone poco preparate e qualificate, frustrate, arriviste o semplicemente desiderose di emergere sugli altri che, per coprire la propria scarsa professionalità, per avere più potere, per nascondere i propri errori, per guadagnare di più o per scaricare le proprie responsabilità, optano per un simpatico giochetto che si basa sulla creazione del senso di colpa e sulla distruzione dell’autostima altrui.
Questo accade un po’ a tutti i livelli e tristemente molte persone ingenuamente “ci cascano”, si abbruttiscono e non credono più nelle proprie capacità, oppure spendono i massimi per guadagnare la stima di questi personaggi, si giustificano, si scusano, si umiliano. Facciamo alcuni esempi che mi è capitato di vedere o di sentirmi raccontare.

Il veterinario arrivista: quello che ha scelto questo mestiere per guadagnare i massimi. Astuto e con toni di finta preoccupazione e rimprovero, colpevolizza il povero cliente, prima di tutto per la scelta del cibo del piccolo amico a quattro zampe, guai ad usare una marca mass-market di cibo (come vorrei che si beccassero una querela!), lo fa ritornare almeno tre volte con esami assolutamente inutili, ipotizza scenari catastrofici e patologie gravissime anche se la povera creatura ha semplicemente un disturbino intestinale per aver mangiato le piante sul terrazzo. No, sicuramente potrebbe avere un problema di ipertiroidismo, i vermi, oppure dei problemi renali – curiosamente asintomatici. Una bella lista di esami carissimi risolverà il tutto e permetterà al povero malcapitato di avere finalmente il consenso del medico.

Le maestre scansafatiche:  tante sono brave, ma purtroppo  alcune sono maestre proprio nel colpevolizzare le mamme lavoratrici, come se fosse una cosa deplorevole, forse perchè loro non hanno voglia di fare più di tanto… “questi anni non tornano più”, “mancherebbe SOLO lei…”, “ma nel w-end state con i vostri figli?”. Toni e sguardi sempre di rimprovero per cercare di sondare se possono accusarti di qualcosa, anche se i tuoi figli sono tranquilli e vanno bene a scuola. Se forse avessero meno mesi di vacanza, potrebbero ridistribuire meglio i programmi e se iniziassero ad avere un atteggiamento più responsabile loro, sarebbe tutto più facile…

La colf lamentosa: questa è l’apoteosi! Diciamo che in questo periodo trovare una brava colf è difficile, trovarla lamentosa è facile, ma quella che ti colpevolizza è fantastica: nella classifica delle lamentele le più belle: “dovrebbe essere lei a stendere gli abiti al dritto così glieli potrei piegare meglio”, “certo, non ho sbattuto i cuscini, sono allergica alla polvere”, “uffa, gli animali lasciano il pelo e mi costringono a usare l’aspirapolvere”. Mi verrebbe da dire… Chi fa da se fa per tre! Quasi quasi è meglio non lavarsi, così non bisogna pulire la doccia dopo…!

L’unico consiglio che posso dare è, se vi trovate davanti a soluzione simili non mettevi in discussione subito, si tratta spesso di meccanismi psicologici fatti solo per dominare o per ottenere qualcosa da voi, e una volta riconosciuta la meccanica… il vostro possibile e latente senso di colpa magicamente svanirà!

La miglior performance

bimbo legge

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Siamo in una società che sembra esigere sempre di più, non solo da parte nostra, ma anche da parte dei nostri figli in maniera a mio avviso eccessiva.

Le maestre prima del nido e poi della materna sembrano aver scordato due parole chiave: svago e serenità, sostitutuendole con  “sviluppo pedagogico”, “tappe cognitive” e simili. Chiaramente tutti vogliamo che i nostri figli crescano nei tempi corretti, che sviluppino le giuste conoscenze del mondo che li circondi, ma il tutto deve avvenire in maniera naturale. Recentemente dopo l’incontro che ho avuto con una maestra della materna mi sono sentita come se mio figlio avesse dovuto passare un esame psicoattitudinale.

La maestra raccontava con orgoglio il “controllo” quotidiano che svolge sulle attività dei piccoli, dei loro disegni, della sua interpretazione di ogni singolo geroglifico, in maniera presuntuosa e pignola. Mi sono chiesta ripetutamente, ma se quel giorno il bambino avesse voluto fare una rigaccia, così tanto per sfizio, cosa sarebbe potuto succedere? Come avrebbero potuto interpretare quel gesto? Mi è stata poi mostrata una tabella con gli obiettivi raggiunti (riconoscimento del sé, ecc…) che stress!! Nemmeno agli esami universitari ti testano in quel modo. Io ero convinta di avere un figlio sveglio e allego e alla fine quasi ero terrorizzata che non lo fosse più visto come me lo stavano valutando e esaminando.

Ma passiamo alle elementari, i programmi sono sempre più complessi, i tempi per farli sempre più ristretti perchè la scuola finisce a giugno, forse se finisse a luglio e riprendesse i primi di settembre si riuscirebbe a fare tutto il programma nell’arco del tempo giusto, invece no, manteniamo gli orari del Dopoguerra, carichiamo pure i bambini di compiti per le vacanze e diamo le letture obbligatorie da scegliere in una lista di libri uno peggiore dell’altro. Di solito ci sono testi introspezionisti, ma dico, sono bambini, come possono così amare la lettura? Questi mattoni si alternano a testi classici che solitamente si leggono alle medie. Ora un bambino delle elementari come potrà capire un testo di questo tipo? Io stessa ricordo i seguenti macigni che mi furono imposti dalla scuola troppo presto per comprenderli e di una pesantezza devastante: “Le sac de bille”, “I sentieri dei nidi di ragno”, “La fattoria degli animali” (questo è bello se sei in università…) e il temibile “il buio oltre la siepe”. Ma perchè? Quale natura malata si nasconde dietro a tutto ciò?

La risposta è una, il  poter dire i miei alunni sono “più avanti” e molte mamme acconsentono perchè così possono vantare figli piccoli che già leggono o si comportano come fenomeni… Ma sono bambini e devono poter ridere, sbagliare, annoiarsi, non essere sempre perfetti nei loro disegni o nei compiti in classe, non deve essere una gara, non deve esserlo tra bimbi e non soprattutto non deve esserlo tra genitori e insegnanti!

L’allattamento, ed è ancora polemica…


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Ci sono argomenti che periodicamente diventano oggetto di polemica ed uno di questi è l’allattamento al seno materno. Recentemente una ragazza ha allattato in un ristorante, ha postato l’immagine e da qui si sono scatenate le due fazioni opposte, gli accaniti sostenitori “tetta Forever fino ai 18 anni” e gli indignati imbizzarriti che hanno urlato allo scandalo! Ma la cosa più incredibile e’ che le più infervorate siano proprio state le donne. Premettiamo che mi verrebbe da dire: “dopotutto sono affari della signora xy e di cosa faccia al ristorante col suo pupetto, visto che non disturbava nessuno”. L’argomento è spesso dibattuto. Sappiamo che, quando si può, e’ meglio allattare per molte ragioni, gli anticorpi del piccolo in primis, il giusto nutrimento, le eventuali allergie, un sereno sviluppo del piccolo e del bonding con la sua mamma. Si tratta di una relazione unica ed esclusiva dove nessuno ha il diritto di intromettersi o di dare consigli. Poi ci sono le mamme che non possono allattare per questioni di salute o perché hanno avuto altri problemi, o semplicemente perché “non ci riescono”, in questo caso l’industria alimentare ha provveduto a creare prodotti moderni e di adeguato supporto, come la prima categoria nessuno ha il diretto di giudicarle. Nella nostra società si è liberi di scegliere quali delle due strade percorrere, non c’è un merito in nessuna delle due decisioni. Di fatto spesso e’  la natura stessa che decide… Non trovo che ci sia nulla di male ad allattare ad un ristorante, se viene fatto con educazione. Ostentare non è simpatico e, come tutte le cose, va fatta con equlibrio. Ma ci sono molte e altre continue forme di cafonaggine ben più fastidiose sulle quali nessuno apre bocca! Accanirsi contro chi allatta in pubblico non ha senso, alcune persone lo fanno con riservatezza e con rispetto e non c’è niente di male. Le questioni contro le quali infiammarsi sono altre, la maleducazione impera ovunque, a partire da email spesso scortesi e arroganti, gente che urla nei cellulari, che non ti guarda in faccia mentre gli parli o che non si alza sui mezzi davanti a donne in evidente dolce attesa! ..Su questa questione, a mio avviso, c’è poco da dire, semmai sarebbe da gioire in primis per il piccolino che in quel momento, tanto giudicato, e’ la persona più felice del mondo e a lui di tutto questo dibattito non importa nulla!

La giungla delle compagnie telefoniche

Cercavo una compagnia telefonica per il traffico dati di una persona a me vicina perché Tim ha un ko tecnico e non le può garantire l’adsl di cui aveva bisogno. Mi sono offerta di aiutarla avendo più la mano su queste cose e sono magicamente finita nella giungla delle compagnie telefoniche e ho scoperto un mondo. Forum, pagine Facebook, blog di gente truffata, class actions, addebiti illegali e risposte bizzarre da call center imbarazzanti o fantasmi. Ma stiamo scherzando? All’inizio pensavo che fossero gli utenti un po’ troppo incattiviti, forse non accurati nel leggersi le clausole, ma poi ho fatto l’esperimento di prendere in prova un device per il collegamento Internet per trovarmi in due giorni un addebito ingiustificato di 8 euro. Me ne accorgo subito, vado a leggere e trovo decine di persone truffate che non se ne erano però accorte per tempo con bollette stratosferiche e risposte imbecilli da parte dell’azienda erogatrice del servizio. Non vi dico la faccia della commessa quando si è vista restituire il device dopo solo due giorni di utilizzo. Un misto di stupore e rabbia non ovviamente per ciò che mi era successo, ma perché me ne ero accorta velocemente. Da qui e’ iniziata la ricerca frenetica per una linea dati seria e ho scoperto che se per caso scegli la compagnia sbagliata e non hai abbastanza informazioni rimani pure ingabbiato in abbonamenti pluriennali. Prima ancora di verificare se effettivamente il servizio funziona, peggio delle zecche si attaccano al tuo conto corrente bancario, numero che ti chiedono dopo il codice fiscale dopo il “buongiorno in cosa posso esserle utile?”. E non parliamo dei numeri verdi che chiami per le offerte di vendita ma che se poi hai un disservizio diventano 199. Chiamo allora un’altra compagnia nota per la fibra, per sicurezza contatto due fonti diverse e ognuna mi dice una cosa differente ma soprattutto mentono sulle formule contrattuali dicendomi prezzi sbagliati al fine di farmi sottoscrivere l’abbonamento più caro! Ed ero davanti alla loro pagina web! Pazzeschi! Senza pudore! Che vergogna. Ora diciamocelo senza Intenet, soprattutto se vivi o lavori in certi ambienti non puoi stare e trovo veramente scandaloso che possano sussistere certi imbrogli. Ora non so più a chi rivolgermi dopo quanto ho letto, le fregature sembrano essere sempre dietro l’angolo, linee che non funzionano, clausole non richieste che si attivano e i rimborsi quasi un miraggio. Ma che mondo è questo?  Spero di ricredermi…nel frattempo la persona che ho cercato di aiutare e’ tutt’ora senza connessione… E il ko tecnico rimane un mistero irrisolto!

Riflessioni sulla leadership moderna

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Tutti noi abitualmente interagiamo con altre persone, tranne che in alcuni momenti di selvaggia misantropia: in famiglia, sul lavoro, nell’ambito delle amicizie o se pratichiamo degli sport. Abbiamo quotidianamente contatti con dei gruppi grandi o piccoli. E’ stato osservato dagli psicologi sociali che all’interno di organizzazioni e nei gruppi si possono creare differenti dinamiche e che ne emerge sempre un capo, una guida. Essere dei bravi leader non è facile e anche la definizione di bravura può essere fuoriviante: sei abile perchè ottieni degli ottimi risultati dal tuo gruppo o perchè il tuo gruppo è soddisfatto di averti come capo?

A questo proposito vorrei condividere lo studio di un psicologo e filosofo prussiano Kurt Lewin (1890-1947) che ha insegnato all’Università di Berlino. Lewin è molto conosciuto presso gli esperti del settore, ma meno dalla gente comune.

A mio avviso il suo apporto, che risale agli anni ’30, è stato molto interessante. Egli si è espresso su tematiche come: le dinamiche di gruppo, i comportamenti organizzativi, i consumi.

In particolare ha pubblicato la sua ricerca più nota nel 1939, con Ronald Lippitt e Ralph White. Il suo studio è stato fatto su una squadra di boy scout divisi in tre gruppi gestiti in maniera differente, ossia secondo la:

  • Leadership autoritaria – Dove il leader dirigeva il gruppo in modo autocratico; tutte le decisioni erano centrate su di lui; definiva che cosa si deve fare, come e quando; non si consultava con i membri del gruppo, che erano continuamente valutati e criticati
  • Leadership democratica – Dove il leader conduceva il gruppo in modo partecipativo; consultava costantemente i membri del gruppo; le decisioni erano discusse e condivise; la divisione dei compiti veniva stabilita di comune accordo; più che fare il comandante, il leader faceva da guida
  • Leadership laissez-faire – Dove il leader non era un vero e proprio direttore; ma lasciava che ciascuno agisse per conto proprio, stabilendo da solo anche gli obiettivi così come i diversi compiti; i partecipanti erano liberi di fare e di creare in libertà

I risultati dimostrarono che:

  • La leadership autoritaria si lega a decisioni rapide ed a chiarezza di strategie; la produttività standard è elevata; ma i partecipanti sono aggressivi tra loro; quando il leader si allontana, il gruppo tende a bloccarsi
  • La leadership democratica si lega a un processo decisionale più complesso; la produttività è quantitativamente minore che nel gruppo autoritario, ma risulta migliore come qualità; l’aggressività è minima; quando il leader si allontana, il gruppo continua tranquillamente nelle sue attività.
  • La leadership laissez-faire offre libertà creativa; ma il gruppo è poco produttivo e poco cooperativo; l’aggressività è contenuta; quando il leader si allontana, il gruppo tende a disperdersi

Naturalmente questa ricerca è stata poi ripresa, amata o contestata, interpretata con chiare allusioni politiche (dittatura, democrazia, anarchia…). Io la ritengo una lucida e pionieristica analisi tutt’ora applicabile ai nostri contesti quotidiani.

E’ importante sapere all’interno di quale gruppo ci troviamo, oppure quale tipo di “leadership” stiamo applicando, questo in primis per una nostra consapevolezza, ma anche per non stupirci poi dei risultati.

…E voi, cosa ne pensate?

 

Auguri Donne!

 

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L’8 marzo come sappiamo si festeggia la Festa della donna, ossia, per dirla bene, la giornata internazionale della donna, che è stata istituita per ricordare da un lato le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne, dall’altro le discriminazioni e le violenze da loro subito nella storia.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si è fatto per molto tempo risalire la scelta dell’8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. In realtà sembra che questo fatto non sia mai accaduto, e probabilmente sia stato confuso con l’incendio di un altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 pesone, tra le quali molte donne.

Ma torniamo ai nostri giorni, all’8 marzo – oggi.

L’atteggiamento delle donne nei confronti di questa ricorrenza è ambivalente, da un lato c’è una grande parte della popolazione che si riconosce in questo momento: festeggia, celebra e manifesta la giornata; dall’altro una parte di donne piuttosto innervosita o addirittura offesa da questo evento in quanto si sente trattata come una “specie protetta” che non dovrebbe essere ricordata solo “una volta all’anno”.

Di fatto si tratta di una festa, ricevere una mimosa trovo che comunque sia gradevole e le intenzioni di chi compie un gesto gentile siano comunque da apprezzare, in un mondo come sappiamo, sempre più nelle mani di gente scortese e maleducata.

Particolarmente interessanti le iniziative no profit che verranno svolte in protezione delle donne e dei loro diritti oggi.

Trovo anche simbolicamente importante l’idea di concedere l’ingresso gratuito alle donne a musei, aree archeologiche e monumenti gestiti dallo Stato, a partire da quest’anno. Un piacevole regalo da parte del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. In questa occasione verranno anche organizzate visite, eventi e manifestazioni a tema, da selezionare sul sito del Ministero, con la finalità  di sottolineare l’importanza di questa giornata dedicata ai diritti delle donne.

Diciamo che il free-pass per donne è sempre stato molto apprezzato, quando da giovani si andava in discoteca, il fatto di avere questo trattamento privilegiato poteva non essere così male..! Dunque ben venga questa agevolazione, se poi vogliono anche protrarla, non mi offenderei, semmai troverei vantaggioso il risparmio! Non risolverà i problemi dell’universo femminile, ma è un gesto che comunque esprime una volontà di migliorare le cose.

Nelle città si svolgeranno una serie di eventi serali dedicati alle donne e qui si trova un po’ di tutto. La cosa più squallida a mio avviso sono i terribili streep tease maschili, su Internet si trovano vere e proprie locandine che invitano le donne a ritrovarsi con amiche e riunirsi per guardare lo spettacolo, questo secondo me è il lato più triste, mi rendo conto dello spirito gogliardico, ma non è di mio gusto, lo ritengo il lato più deteriore… Come trovo anche molto banali le cartoline con mimose e le frasette smielate che girano su Facebook. Basta parole se si vuole dimostrare la propria indignazione e lottare per le donne non sono 4 parole qualunque in rete che aiutano.

Le donne devono ancora conquistare parecchi diritti, in molte parti del mondo, ma anche nell’Italia stessa dove ci sono ancora molte forme di discriminazione e essere donna e tutt’altro che facile e anche noi viviamo in un retaggio culturale dove tendiamo a sottovalutarci e a non ritenerci all’altezza di alcune situazioni, o al contrario di manifestare un eccesso di aggressività spesso non giustificata. Cosa dire? Coraggio andiamo avanti con rispetto e dignità, nei confronti degli altri e di noi stesse in primis.

 Auguri a tutte le donne, o almeno a quante hanno piacere di riceverli e un grazie a chi lotta ogni giorno anche per noi e i nostri diritti, che sia donna o sia uomo.