Prigionieri del senso di colpa? Come uscirne!

poltrona fantozzi
Mi capita di incontrare sempre di più persone poco preparate e qualificate, frustrate, arriviste o semplicemente desiderose di emergere sugli altri che, per coprire la propria scarsa professionalità, per avere più potere, per nascondere i propri errori, per guadagnare di più o per scaricare le proprie responsabilità, optano per un simpatico giochetto che si basa sulla creazione del senso di colpa e sulla distruzione dell’autostima altrui.
Questo accade un po’ a tutti i livelli e tristemente molte persone ingenuamente “ci cascano”, si abbruttiscono e non credono più nelle proprie capacità, oppure spendono i massimi per guadagnare la stima di questi personaggi, si giustificano, si scusano, si umiliano. Facciamo alcuni esempi che mi è capitato di vedere o di sentirmi raccontare.

Il veterinario arrivista: quello che ha scelto questo mestiere per guadagnare i massimi. Astuto e con toni di finta preoccupazione e rimprovero, colpevolizza il povero cliente, prima di tutto per la scelta del cibo del piccolo amico a quattro zampe, guai ad usare una marca mass-market di cibo (come vorrei che si beccassero una querela!), lo fa ritornare almeno tre volte con esami assolutamente inutili, ipotizza scenari catastrofici e patologie gravissime anche se la povera creatura ha semplicemente un disturbino intestinale per aver mangiato le piante sul terrazzo. No, sicuramente potrebbe avere un problema di ipertiroidismo, i vermi, oppure dei problemi renali – curiosamente asintomatici. Una bella lista di esami carissimi risolverà il tutto e permetterà al povero malcapitato di avere finalmente il consenso del medico.

Le maestre scansafatiche:  tante sono brave, ma purtroppo  alcune sono maestre proprio nel colpevolizzare le mamme lavoratrici, come se fosse una cosa deplorevole, forse perchè loro non hanno voglia di fare più di tanto… “questi anni non tornano più”, “mancherebbe SOLO lei…”, “ma nel w-end state con i vostri figli?”. Toni e sguardi sempre di rimprovero per cercare di sondare se possono accusarti di qualcosa, anche se i tuoi figli sono tranquilli e vanno bene a scuola. Se forse avessero meno mesi di vacanza, potrebbero ridistribuire meglio i programmi e se iniziassero ad avere un atteggiamento più responsabile loro, sarebbe tutto più facile…

La colf lamentosa: questa è l’apoteosi! Diciamo che in questo periodo trovare una brava colf è difficile, trovarla lamentosa è facile, ma quella che ti colpevolizza è fantastica: nella classifica delle lamentele le più belle: “dovrebbe essere lei a stendere gli abiti al dritto così glieli potrei piegare meglio”, “certo, non ho sbattuto i cuscini, sono allergica alla polvere”, “uffa, gli animali lasciano il pelo e mi costringono a usare l’aspirapolvere”. Mi verrebbe da dire… Chi fa da se fa per tre! Quasi quasi è meglio non lavarsi, così non bisogna pulire la doccia dopo…!

L’unico consiglio che posso dare è, se vi trovate davanti a soluzione simili non mettevi in discussione subito, si tratta spesso di meccanismi psicologici fatti solo per dominare o per ottenere qualcosa da voi, e una volta riconosciuta la meccanica… il vostro possibile e latente senso di colpa magicamente svanirà!

La miglior performance

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Siamo in una società che sembra esigere sempre di più, non solo da parte nostra, ma anche da parte dei nostri figli in maniera a mio avviso eccessiva.

Le maestre prima del nido e poi della materna sembrano aver scordato due parole chiave: svago e serenità, sostitutuendole con  “sviluppo pedagogico”, “tappe cognitive” e simili. Chiaramente tutti vogliamo che i nostri figli crescano nei tempi corretti, che sviluppino le giuste conoscenze del mondo che li circondi, ma il tutto deve avvenire in maniera naturale. Recentemente dopo l’incontro che ho avuto con una maestra della materna mi sono sentita come se mio figlio avesse dovuto passare un esame psicoattitudinale.

La maestra raccontava con orgoglio il “controllo” quotidiano che svolge sulle attività dei piccoli, dei loro disegni, della sua interpretazione di ogni singolo geroglifico, in maniera presuntuosa e pignola. Mi sono chiesta ripetutamente, ma se quel giorno il bambino avesse voluto fare una rigaccia, così tanto per sfizio, cosa sarebbe potuto succedere? Come avrebbero potuto interpretare quel gesto? Mi è stata poi mostrata una tabella con gli obiettivi raggiunti (riconoscimento del sé, ecc…) che stress!! Nemmeno agli esami universitari ti testano in quel modo. Io ero convinta di avere un figlio sveglio e allego e alla fine quasi ero terrorizzata che non lo fosse più visto come me lo stavano valutando e esaminando.

Ma passiamo alle elementari, i programmi sono sempre più complessi, i tempi per farli sempre più ristretti perchè la scuola finisce a giugno, forse se finisse a luglio e riprendesse i primi di settembre si riuscirebbe a fare tutto il programma nell’arco del tempo giusto, invece no, manteniamo gli orari del Dopoguerra, carichiamo pure i bambini di compiti per le vacanze e diamo le letture obbligatorie da scegliere in una lista di libri uno peggiore dell’altro. Di solito ci sono testi introspezionisti, ma dico, sono bambini, come possono così amare la lettura? Questi mattoni si alternano a testi classici che solitamente si leggono alle medie. Ora un bambino delle elementari come potrà capire un testo di questo tipo? Io stessa ricordo i seguenti macigni che mi furono imposti dalla scuola troppo presto per comprenderli e di una pesantezza devastante: “Le sac de bille”, “I sentieri dei nidi di ragno”, “La fattoria degli animali” (questo è bello se sei in università…) e il temibile “il buio oltre la siepe”. Ma perchè? Quale natura malata si nasconde dietro a tutto ciò?

La risposta è una, il  poter dire i miei alunni sono “più avanti” e molte mamme acconsentono perchè così possono vantare figli piccoli che già leggono o si comportano come fenomeni… Ma sono bambini e devono poter ridere, sbagliare, annoiarsi, non essere sempre perfetti nei loro disegni o nei compiti in classe, non deve essere una gara, non deve esserlo tra bimbi e non soprattutto non deve esserlo tra genitori e insegnanti!

L’allattamento, ed è ancora polemica…


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Ci sono argomenti che periodicamente diventano oggetto di polemica ed uno di questi è l’allattamento al seno materno. Recentemente una ragazza ha allattato in un ristorante, ha postato l’immagine e da qui si sono scatenate le due fazioni opposte, gli accaniti sostenitori “tetta Forever fino ai 18 anni” e gli indignati imbizzarriti che hanno urlato allo scandalo! Ma la cosa più incredibile e’ che le più infervorate siano proprio state le donne. Premettiamo che mi verrebbe da dire: “dopotutto sono affari della signora xy e di cosa faccia al ristorante col suo pupetto, visto che non disturbava nessuno”. L’argomento è spesso dibattuto. Sappiamo che, quando si può, e’ meglio allattare per molte ragioni, gli anticorpi del piccolo in primis, il giusto nutrimento, le eventuali allergie, un sereno sviluppo del piccolo e del bonding con la sua mamma. Si tratta di una relazione unica ed esclusiva dove nessuno ha il diritto di intromettersi o di dare consigli. Poi ci sono le mamme che non possono allattare per questioni di salute o perché hanno avuto altri problemi, o semplicemente perché “non ci riescono”, in questo caso l’industria alimentare ha provveduto a creare prodotti moderni e di adeguato supporto, come la prima categoria nessuno ha il diretto di giudicarle. Nella nostra società si è liberi di scegliere quali delle due strade percorrere, non c’è un merito in nessuna delle due decisioni. Di fatto spesso e’  la natura stessa che decide… Non trovo che ci sia nulla di male ad allattare ad un ristorante, se viene fatto con educazione. Ostentare non è simpatico e, come tutte le cose, va fatta con equlibrio. Ma ci sono molte e altre continue forme di cafonaggine ben più fastidiose sulle quali nessuno apre bocca! Accanirsi contro chi allatta in pubblico non ha senso, alcune persone lo fanno con riservatezza e con rispetto e non c’è niente di male. Le questioni contro le quali infiammarsi sono altre, la maleducazione impera ovunque, a partire da email spesso scortesi e arroganti, gente che urla nei cellulari, che non ti guarda in faccia mentre gli parli o che non si alza sui mezzi davanti a donne in evidente dolce attesa! ..Su questa questione, a mio avviso, c’è poco da dire, semmai sarebbe da gioire in primis per il piccolino che in quel momento, tanto giudicato, e’ la persona più felice del mondo e a lui di tutto questo dibattito non importa nulla!

La giungla delle compagnie telefoniche

Cercavo una compagnia telefonica per il traffico dati di una persona a me vicina perché Tim ha un ko tecnico e non le può garantire l’adsl di cui aveva bisogno. Mi sono offerta di aiutarla avendo più la mano su queste cose e sono magicamente finita nella giungla delle compagnie telefoniche e ho scoperto un mondo. Forum, pagine Facebook, blog di gente truffata, class actions, addebiti illegali e risposte bizzarre da call center imbarazzanti o fantasmi. Ma stiamo scherzando? All’inizio pensavo che fossero gli utenti un po’ troppo incattiviti, forse non accurati nel leggersi le clausole, ma poi ho fatto l’esperimento di prendere in prova un device per il collegamento Internet per trovarmi in due giorni un addebito ingiustificato di 8 euro. Me ne accorgo subito, vado a leggere e trovo decine di persone truffate che non se ne erano però accorte per tempo con bollette stratosferiche e risposte imbecilli da parte dell’azienda erogatrice del servizio. Non vi dico la faccia della commessa quando si è vista restituire il device dopo solo due giorni di utilizzo. Un misto di stupore e rabbia non ovviamente per ciò che mi era successo, ma perché me ne ero accorta velocemente. Da qui e’ iniziata la ricerca frenetica per una linea dati seria e ho scoperto che se per caso scegli la compagnia sbagliata e non hai abbastanza informazioni rimani pure ingabbiato in abbonamenti pluriennali. Prima ancora di verificare se effettivamente il servizio funziona, peggio delle zecche si attaccano al tuo conto corrente bancario, numero che ti chiedono dopo il codice fiscale dopo il “buongiorno in cosa posso esserle utile?”. E non parliamo dei numeri verdi che chiami per le offerte di vendita ma che se poi hai un disservizio diventano 199. Chiamo allora un’altra compagnia nota per la fibra, per sicurezza contatto due fonti diverse e ognuna mi dice una cosa differente ma soprattutto mentono sulle formule contrattuali dicendomi prezzi sbagliati al fine di farmi sottoscrivere l’abbonamento più caro! Ed ero davanti alla loro pagina web! Pazzeschi! Senza pudore! Che vergogna. Ora diciamocelo senza Intenet, soprattutto se vivi o lavori in certi ambienti non puoi stare e trovo veramente scandaloso che possano sussistere certi imbrogli. Ora non so più a chi rivolgermi dopo quanto ho letto, le fregature sembrano essere sempre dietro l’angolo, linee che non funzionano, clausole non richieste che si attivano e i rimborsi quasi un miraggio. Ma che mondo è questo?  Spero di ricredermi…nel frattempo la persona che ho cercato di aiutare e’ tutt’ora senza connessione… E il ko tecnico rimane un mistero irrisolto!

Riflessioni sulla leadership moderna

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Tutti noi abitualmente interagiamo con altre persone, tranne che in alcuni momenti di selvaggia misantropia: in famiglia, sul lavoro, nell’ambito delle amicizie o se pratichiamo degli sport. Abbiamo quotidianamente contatti con dei gruppi grandi o piccoli. E’ stato osservato dagli psicologi sociali che all’interno di organizzazioni e nei gruppi si possono creare differenti dinamiche e che ne emerge sempre un capo, una guida. Essere dei bravi leader non è facile e anche la definizione di bravura può essere fuoriviante: sei abile perchè ottieni degli ottimi risultati dal tuo gruppo o perchè il tuo gruppo è soddisfatto di averti come capo?

A questo proposito vorrei condividere lo studio di un psicologo e filosofo prussiano Kurt Lewin (1890-1947) che ha insegnato all’Università di Berlino. Lewin è molto conosciuto presso gli esperti del settore, ma meno dalla gente comune.

A mio avviso il suo apporto, che risale agli anni ’30, è stato molto interessante. Egli si è espresso su tematiche come: le dinamiche di gruppo, i comportamenti organizzativi, i consumi.

In particolare ha pubblicato la sua ricerca più nota nel 1939, con Ronald Lippitt e Ralph White. Il suo studio è stato fatto su una squadra di boy scout divisi in tre gruppi gestiti in maniera differente, ossia secondo la:

  • Leadership autoritaria – Dove il leader dirigeva il gruppo in modo autocratico; tutte le decisioni erano centrate su di lui; definiva che cosa si deve fare, come e quando; non si consultava con i membri del gruppo, che erano continuamente valutati e criticati
  • Leadership democratica – Dove il leader conduceva il gruppo in modo partecipativo; consultava costantemente i membri del gruppo; le decisioni erano discusse e condivise; la divisione dei compiti veniva stabilita di comune accordo; più che fare il comandante, il leader faceva da guida
  • Leadership laissez-faire – Dove il leader non era un vero e proprio direttore; ma lasciava che ciascuno agisse per conto proprio, stabilendo da solo anche gli obiettivi così come i diversi compiti; i partecipanti erano liberi di fare e di creare in libertà

I risultati dimostrarono che:

  • La leadership autoritaria si lega a decisioni rapide ed a chiarezza di strategie; la produttività standard è elevata; ma i partecipanti sono aggressivi tra loro; quando il leader si allontana, il gruppo tende a bloccarsi
  • La leadership democratica si lega a un processo decisionale più complesso; la produttività è quantitativamente minore che nel gruppo autoritario, ma risulta migliore come qualità; l’aggressività è minima; quando il leader si allontana, il gruppo continua tranquillamente nelle sue attività.
  • La leadership laissez-faire offre libertà creativa; ma il gruppo è poco produttivo e poco cooperativo; l’aggressività è contenuta; quando il leader si allontana, il gruppo tende a disperdersi

Naturalmente questa ricerca è stata poi ripresa, amata o contestata, interpretata con chiare allusioni politiche (dittatura, democrazia, anarchia…). Io la ritengo una lucida e pionieristica analisi tutt’ora applicabile ai nostri contesti quotidiani.

E’ importante sapere all’interno di quale gruppo ci troviamo, oppure quale tipo di “leadership” stiamo applicando, questo in primis per una nostra consapevolezza, ma anche per non stupirci poi dei risultati.

…E voi, cosa ne pensate?

 

Auguri Donne!

 

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L’8 marzo come sappiamo si festeggia la Festa della donna, ossia, per dirla bene, la giornata internazionale della donna, che è stata istituita per ricordare da un lato le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne, dall’altro le discriminazioni e le violenze da loro subito nella storia.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si è fatto per molto tempo risalire la scelta dell’8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. In realtà sembra che questo fatto non sia mai accaduto, e probabilmente sia stato confuso con l’incendio di un altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 pesone, tra le quali molte donne.

Ma torniamo ai nostri giorni, all’8 marzo – oggi.

L’atteggiamento delle donne nei confronti di questa ricorrenza è ambivalente, da un lato c’è una grande parte della popolazione che si riconosce in questo momento: festeggia, celebra e manifesta la giornata; dall’altro una parte di donne piuttosto innervosita o addirittura offesa da questo evento in quanto si sente trattata come una “specie protetta” che non dovrebbe essere ricordata solo “una volta all’anno”.

Di fatto si tratta di una festa, ricevere una mimosa trovo che comunque sia gradevole e le intenzioni di chi compie un gesto gentile siano comunque da apprezzare, in un mondo come sappiamo, sempre più nelle mani di gente scortese e maleducata.

Particolarmente interessanti le iniziative no profit che verranno svolte in protezione delle donne e dei loro diritti oggi.

Trovo anche simbolicamente importante l’idea di concedere l’ingresso gratuito alle donne a musei, aree archeologiche e monumenti gestiti dallo Stato, a partire da quest’anno. Un piacevole regalo da parte del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. In questa occasione verranno anche organizzate visite, eventi e manifestazioni a tema, da selezionare sul sito del Ministero, con la finalità  di sottolineare l’importanza di questa giornata dedicata ai diritti delle donne.

Diciamo che il free-pass per donne è sempre stato molto apprezzato, quando da giovani si andava in discoteca, il fatto di avere questo trattamento privilegiato poteva non essere così male..! Dunque ben venga questa agevolazione, se poi vogliono anche protrarla, non mi offenderei, semmai troverei vantaggioso il risparmio! Non risolverà i problemi dell’universo femminile, ma è un gesto che comunque esprime una volontà di migliorare le cose.

Nelle città si svolgeranno una serie di eventi serali dedicati alle donne e qui si trova un po’ di tutto. La cosa più squallida a mio avviso sono i terribili streep tease maschili, su Internet si trovano vere e proprie locandine che invitano le donne a ritrovarsi con amiche e riunirsi per guardare lo spettacolo, questo secondo me è il lato più triste, mi rendo conto dello spirito gogliardico, ma non è di mio gusto, lo ritengo il lato più deteriore… Come trovo anche molto banali le cartoline con mimose e le frasette smielate che girano su Facebook. Basta parole se si vuole dimostrare la propria indignazione e lottare per le donne non sono 4 parole qualunque in rete che aiutano.

Le donne devono ancora conquistare parecchi diritti, in molte parti del mondo, ma anche nell’Italia stessa dove ci sono ancora molte forme di discriminazione e essere donna e tutt’altro che facile e anche noi viviamo in un retaggio culturale dove tendiamo a sottovalutarci e a non ritenerci all’altezza di alcune situazioni, o al contrario di manifestare un eccesso di aggressività spesso non giustificata. Cosa dire? Coraggio andiamo avanti con rispetto e dignità, nei confronti degli altri e di noi stesse in primis.

 Auguri a tutte le donne, o almeno a quante hanno piacere di riceverli e un grazie a chi lotta ogni giorno anche per noi e i nostri diritti, che sia donna o sia uomo.

Il bullismo femminile adulto

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Ebbene sì, il bullismo non è solo un fenomeno che riguarda i giovani, ma può verificarsi ad ogni età. Il bullismo adolescenziale giovanile è gravissimo e va assolutamente trattato nella maniera adeguata, ma per questo lascio la parola agli esperti, in particolare agli psicologi.

Io mi limiterò ad analizzare e commentare quello che a mio avviso è un fenomeno sociale interessante ai nostri tempi: il bullismo femminile adulto.

Da quanto si legge anche in rete riguarda donne non necessariamente giovani, con gravi problemi relativi all’auto percezione della propria immagine, e diversi insuccessi alle spalle. Si tratta di donne complicate, spesso senza figli o con figli grandi, che hanno poca cura della propria persona o ce l’hanno maniacale.

Queste persone di fatto sono delle infelici, partendo dalla sfera sentimentale, ma anche in quella professionale o nelle amicizie. Sono in eterna competizione con gli altri, sotto tutti i punti di vista: invidia, gelosia e rivalità sono le loro parole d’ordine, specie nei confronti delle altre donne e hanno bisogno di un capro espiatorio che varia periodicamente.

L’importante per queste persone è essere al centro dell’attenzione di tutti, in particolare all’interno del gruppo dei pari del quale hanno un  bisogno smisurato di consenso. Tale consenso è tanto più prezioso, quanto più ottenuto da una persona più giovane, vincente, oppure ancora meglio di sesso maschile con i quali flirtano nonostante il loro interesse effettivo sia nullo.  Con le altre donne del gruppo, tendono ad avere un atteggiamento poco sincero, parlano a voce alta per farsi sentire da tutti, cercano le più fragili, fingono complicità, affinità, vittimismo  per poter avere delle adepte da plagiare, per sentirsi più forti e forse per colmare un grande vuoto attorno a loro, anche se di fatto disprezzano la maggioranza di coloro che le circonda.

Non bisogna farsi intenerire, sebbene con una situazione difficile, parliamo di donne bulle dunque di “predatori urbani”, il cui scopo sarà quello di nuocere agli altri per emergere maggiormente, per farsi notare, magari per fare carriera, più soldi o conquistare qualcuno o per non so quale obiettivo.

Come citano i testi, queste persone operano in maniera indiretta, tramite gossip, diffamazione, parole non dette, allusioni,  – esattamente come avviene nell’età adolescenziale! Usano provocazioni per poi fingersi loro le vittime e nei loro racconti manipolatori inseriscono  particolari veri che rendono le storie credibili, con tanto di lacrime e proposte di impersonare il ruolo di “giustiziere”delle cause perse. L’ambiente attorno a loro difficilmente sarà sano e felice.

Una volta identificata e riconosciuta questa forma di bullismo, che cosa fare? Possono esserci diversi rimedi per affrontarla, di fatto sono sconsigliati tutti i metodi che potrebbero fare degenerare la situazione. Gli articoli di pedagogia parlano di reinserimento e rieducazione, certo ma quando si tratta di persone in età ancora “recuperabile”. In questo caso invece parliamo di persone di una certa età, quindi la soluzione migliore è armarsi di tanta pazienza, non cadere nelle trappole puerili e fare tranquillamente la propria vita,  con la serenità e l’equilibrio che queste persone invece non riescono ad avere.

Il mal di testa e la cervicale…

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Negli ultimi anni ho sofferto di mal di testa molto forti che partivano dalla zona cervicale, le ho provate tutte, ma non passava. Nel momento della disperazione, un anti-infiammatorio in particolare, è stato la mia salvezza, ma non si può solo curare il sintomo e come sappiamo questo tipo di farmaci ha anche vari effetti effetti collaterali. Ho provato con i massaggi come mi consigliarono vari medici ed esperti, sicuramente di aiuto, ma non risolutivi, sono passata a tutte le creme possibili, da farmacia prima e alternative poi comprese arnica, artiglio del diavolo e zampe di pipistrello, argilla, acqua calda e fredda, ma niente, ho allungato e accorciato tacchi, spostato lo schermo del pc, vicino, lontano, in alto e in basso, nulla. Allora ho pensato che fosse colpa della vista dunque oculista, ottico più occhiali, meno occhiali, nulla, lenti gialle, scure e chiare. Poi la luce, più forte, meno forte, nulla… Un giorno poi ho scoperto che soffrivo di reflusso esofageo, esattamente, quello che riguarda la stomaco. Colpa lo stress e una passione estrema per il cioccolato e i formaggi. Beh insomma non ci crederete, ma ho iniziato a seguire una cura per il reflusso, cambiare cuscino e usare un cuscino da cervicale, comprato al supermercato, nemmeno costruito da un ortopedico, a dormire con una posizione più rialzata per favorire la digestione, meglio se supina e… il miracolo! Mi è passato il mal di testa. Rivedo la luce. Incredibile quanto le nostre parti del corpo siano collegate, nessun medico era riuscito a darmi una soluzione e ormai quasi ogni settimana ero colta da questi terribili dolori. Ora leggendo qua e là vedo che alcuni avevano già individuato una possibile correlazione tra stomaco e cervicale, che da primo acchito sembra folle. Ho voluto condividere questa esperienza, chissà che non possa aiutare qualcun altro come è stato con me!

La libertà esiste?

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Kind mit Luftballons

E’ da tanto tempo che volevo scrivere sulla libertà, oh sì proprio un argomento leggero da fine settimana! Nessuno poi ne ha mai parlato…Il rischio è quello di dire delle banalità, lo so. Il punto è che i fatti dell’ultimo anno mi hanno fatto molto pensare, ma non solo, anche la quotidianità mi fa spesso riflettere su questo concetto.

Partiamo prima di tutto dalla definizione di libertà: “per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla”.

Dunque questo principio mi piace molto, ci possiamo esprimere ed agire senza costrizioni, anche se mi intimorisce l’ultima parte, ossia la la scelta degli strumenti che “si ritiene utili a realizzarla”. In quanto implica una soggettività che nelle “mani sbagliate” può essere anche pericolosa o portare a violenza. Allora qui ci pensa Martin Luther King  con il suo noto pensiero: “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”. Già proprio così, libertà , ma anche limite. Ma dunque la libertà che ha dei limiti si pò continuare a definire tale? Quali sono questi limiti?

Inevitabilmente ci sono dei limiti legali (legati alla Costituzione e alle leggi dei singoli Paesi), sociali, culturali, pratici, ma anche di buon gusto. Viviamo in un contesto dove per esempio lavorando, non siamo liberi di gestirci il nostro tempo, esistono legami con le altre persone, devi pagare le tasse, quindi non sei libero di gestirti il tuo patrimonio e nemmeno di discutere la quota del tuo contributo, devi versare le spese condominiali e lavarti quotidianamente  se non vuoi essere discriminato e non puoi rubare l’auto del vicino anche se è più prestante! Vai in un altro paese, con un’altra religione e non ti puoi vestire come vuoi, se poi sei una donna ancora peggio, a volte non puoi nemmeno guidare o votare! Sei nel tuo paese,  ti puoi esprimere su tutto e tutti? No, se dico alla mia vicina che è una testa di c… mi prendo una querela, non parliamo poi dei satirici che rischiano anche di peggio! Quindi come diceva Rousseau: “L’uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.”.

La verità è che crediamo di essere liberi, e come diceva un altro “ottimista ” Goethe: “nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo”. Di fatto, a mio avviso, non lo siamo affatto, nemmeno nelle piccole cose, per fare alcuni esempi: scrivi un pensiero su FB, canale nato per scambiarsi opinioni in maniera aperta e rischi di essere verbalmente lapidato o “messo alla gogna” se non usi le parole giuste o esprimi un tuo punto di vista diverso (una signora assai alterata, recentemente, ha detto addirittura ad una persona a me molto cara, “non hai il diritto di cancellare il tuo post sulla tua bacheca”, ma siamo fuori di testa?), non puoi gestirti il “tuo” tempo, come donna non ti puoi vesitre come vuoi perchè ti attiri commenti, apprezzamenti o insulti (in base alla generosità che ha avuto la natura con te!) e non parliamo di persone di altre culture/religioni, questo adesso perchè fa notizia, ma da sempre! Non puoi trovare lavoro se sei donna in età fertile, specie nelle piccole città (una vergogna, ti chiedono “non vorrà avere figli, vero?”), non puoi esprimere delle critiche  a persone gerarchicamente sopra di te – immaginate di dire a un professore di scuola che ha scelto un libro poco intelligente per vostro figlio, o che il suo giudizio è sbagliato, oppure ad un vostro “capo” che non merita la sua posizione per incompetenza! Non puoi prendere l’auto quando vuoi (tra blocchi in centro, euro vari, marmitte e targhe alterne), non puoi nemmeno comprare la pappa al cane che preferisci – magari risparmiando – senza che il veterinario ti colpevolizzi se acquisti una marca unbranded.

Cosa ci rimane da fare quindi? La rivoluzione? La rivoluzione di cosa? Delle regole devono pur esserci… Buon senso? Rispetto? Sì, ma nei limiti della soggettività! Ho, dunque, un’ unica grande soluzione, quella vera, diplomatica e tanto amata da tutti e soprattutto condivisa… posto micini e vinco dei like, così sono serena e non ci penso, non è  un gran rimedio non pensare, però è ottimo per la gastrite e voglio essere libera di gestirmela come preferisco!

Si può sopravvivere al primo giorno di remise en forme post vacanza?

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E’ stato molto difficile, almeno per me!

Molti di noi sono tornati dalle vacanze natalizie, si è dormito, mangiato abbondantemente, fatto nel complesso poca attività fisica – specie gli sciatori che, ad eccezione degli ultimi giorni, non hanno avuto modo di lanciarsi sulle piste conme di consueto e ancora più divertente non hanno potuto postare le loro foto ubriachi sugli sci, abbracciati in compagnia tra berrettini e prodotti solari!

Dunque giunti a casa, prima cosa che si fa (dopo aver disfatto le 5 valigie per pochi giorni e aver fatto 80 lavatrici inquinando tutte le falde acquifere mondiali), solo se si è degli squilibrati, si prova a salire sulla bilancia, che toh, è guasta in quanto segna parecchi chili in più, troppi chili in più. Sì sì, è proprio rotta, deve averle fatto male il freddo di questo periodo, oppure ha le batterie che sono impazzite, forse perchè avevo comprato quelle in offerta, è vero le occasioni apparenti sono spesso delle fregature. Va beh, non ci pensiamo e mettiamoci un paio di jeans, oh no si sono ristretti, certo anche qui è colpa dell’ultimo lavaggio, direi troppo intenso… al decimo cambio ci si rende conto che è proprio così, l’odioso luogo comune del post vacanza, la profezia del panettone con il mascarpone si è ahimè avverata. Ci sono troppo chili, fortuna che è inverno e si vede poco… E adesso? Non leggo i post sulla dieta disintossicante perchè mi innervosiscono.

Per correre ai rimedi step numero uno bisogna fare sport, certo il problema non è quello che si è mangiato troppo (non vorrete mica diventare anoressici?!) è l’assenza di movimento (sì ecco forse lo zampone…), ora qualsiasi tipo di attività è lecita, iniziamo dalla bici, naturalmente proprio adesso è arrivato il vero freddo quindi è decisamente una pessima idea, dopo venti minuti ed un attacco di asma, i geloni sulle dita e gli occhi surgelati, cambiamo sport prima di prendere una broncopolmonite.

Proviamo con la palestra, almeno è al chiuso, ma anche qui dopo solo dieci minuti, fiatone, iperventilazione e un senso di svarionamento generale sento che non ce la posso fare, non ho un muscolo tonico, forse ho un polpaccio in forma, quello sinistro. Chiaro, non era la giornata giusta, ma soprattutto all’uscita, una voragine nello stomaco, una fame da divorarsi il frigorifero, compreso di ante e cassettini.

Non bisogna scoraggiarsi, è il primo giorno e è necessario solo trovare l’attività giusta. Quale idea migliore della piscina che è salutare? Fantastica, il contatto con l’acqua è terapeutico. Allora, lasciamo stare la prova costume, le ciabatte sono in misura, l’accapatorio XXXL è grande dunque aiuta l’autostima, pronti partenza via! Si procede con le vasche, tavoletta, gonfiabili vari e si inizia, qui la fatica non si sente, il corpo in acqua è leggero (solo in acqua!), peccato aver dimenticato gli occhialini, il cloro è ad un livello tale che dopo circa 30 minuti mi corrode pure le ciglia (esagero ok, ma gli occhi mi bruciano davvero) se sto dentro ancora un attimo divento bionda. Dai, sì, può bastare per oggi se ci aggiungiamo tutto il resto alla fine un paio di ore di sport saranno venute fuori, includendo anche tragitti e cambi!

Una bella doccia rigenerante e finalmente a casa per mangiare qualcosa di veramente sano: verdure ovviamente: crude, cotte, al forno, minestrone…frutta, tutto magro senza niente e scondito! Ah, che soddisfazione essere così sani e insipidi, con la coscienza a posto e felici con sé stessi!

Ma la cosa più bella ed appagante è il risultato, quello del giorno successivo: dolori ovunque, riscoperta degli addominali, occhi iniettati di sangue, lombosciatalgia, intestino impazzito e lei quella stolta della bilancia non scende di un grammo, ah sì, è normale, dimenticavo quella era rotta!