Parco Pallavicino

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Il lago Maggiore offre sempre qualcosa di diverso e piacevole: alle famiglie con bambini o a coloro che amano la natura consiglio di visitare il Parco Pallavicino a Stresa.

Il Parco si sviluppa su un’area di circa 18 ettari dove si alternano viali fioriti, prati, grandi alberi secolari e un incantevole giardino d’estate.

Villa Pallavicino nacque come dimora privata nel 1855, quando fu acquisita da Ruggero Bonghi, statista e letterato. Nel 1862 passò alla famiglia nobile genovese Pallavicino che ampliò la tenuta, trasformandola in una villa ottocentesca di stile neoclassico, e nel 1956 i Pallavicino decisero di trasformare il giardino in museo faunistico aperto al pubblico.

Da luglio 2017 il Parco Pallavicino è entrato a far parte del circuito turistico Borromeo.

Prima di visitarlo avevo letto alcune recensioni, non tutte erano positive, ma per fortuna non ho dato retta agli “haters”, ma ai consigli di un’amica e sono andata a visitarlo.

Il parcheggio è comodo e custodito, i prezzi dell’ingresso sono medi, in linea con il tipo di attrazione.

Senza accorgersene ci si trova a camminare per ore un po’ in salita (il cellulare addirittura segnalava 21 piani!) e devo ammettere che, effettivamente, la natura è rigogliosa, rilassante la piccola cascata ed eccellente il roseto, che merita di essere visitato per le sua cura e bellezza.

La fattoria includeva animali in parte in libertà, caprette, lama e i dolcissimi cerbiatti, bellissimi i daini e tanti i cuccioli nati in questi giorni – i pulcini erano ancora in incubatrice. Degno di nota anche il cigno nero e i canguri notoriamente presenti in Australia, una sorpresa da queste parti.

Una gita che sicuramente consiglio alla riscoperta di bellezze naturali del nostro territorio che talvolta vengono ignorate!

NASA – A Human Adventure

Oggi ho avuto il piacere di  visitare la mostra della  Nasa a Lambrate. E’ iniziata il 27 settembre allo Spazio Ventura XV e terminerà il 4 marzo 2018. La zona non è comodissima, l’ideale è prendere la 54, perchè si trova a circa un paio di km dalla metro di Lambrate.

Gli spazi sono abbastanza grandi, basti pensare che si tratta di 2500 mq e si possono trovare circa 300 manufatti originali disposti su un bellissimo percorso didattico che si snoda in 6 sezioni: si parte dalla “gantry entrance”, per poi andare nell’area dei “sognatori”, “la corsa allo spazio”, “i pionieri”,  “la resistenza” e infine, “l’innovazione”.

Il pubblico accede all’esposizione attraverso la stessa passerella che gli astronauti della NASA percorrono prima di salire a bordo degli shuttle.
E’ possibile vedere da vicino un po’ tutto quanto riguarda il mondo dello spazio: razzi, shuttle, Rover spaziali (i miei preferiti!), e tanto altro. Tra i vari, sono presenti anche un modello in scala del razzo lunare Saturn V; la replica della pioneristica capsula Mercury, e della Gemini (costruita per missioni di lunga durata); un modulo dell’Apollo che portò l’uomo sulla Luna; lo Space Shuttle, prima navicella riutilizzabile e il telescopio Hubble.

Ho particolarmente apprezzato il programma Mercury 13 degli anni ’60,  relativo alle FLATs: first Lady Astronaut trainees, le prime apprendiste astronaute coinvolte nelle missioni spaziali statutinetensi, in particolare Jerry Cobb!

Per chi è alla ricerca di nozioni, è interessante poter conoscere  la storia della National Aeronautics and Space Administration (NASA), e le sue conquiste.

E per i più temerari? Consiglio di provare la simulazione offerta dal  “G-Force – Astronaut Trainer”. La coda per per questa attività era fattibile, si paga un extra ticket di 4 euro (che, a mio parere, poteva essere incluso nel biglietto visto che non è proprio regalato!). Molti anche i bambini che lo hanno provato (superiori ai 120 cm e accompagnati dai genitori  se minori di 14 anni).

Nel complesso consiglio di vivere questa esperienza interattiva, ne vale proprio la pena!

 

 

Una Milanese in Scozia

Prima di tutto sfatiamo un mito, in Scozia non è vero che piove sempre, abbiamo trascorso 10 giorni a fine aprile e avrà piovuto una volta. Certo il tempo è variabile, freddo e ventoso, considerando anche la latitudine, ma di fatto non è questa tragedia! Siamo tornati a Milano e pioveva a dirotto!

Edimburgo è una città estremamente romantica, mossa (strade che salgono e scendono), l’architettura gotica e il colore plumbeo della roccia lavica usata la rendono più severa, ma di fatto si tratta di una città molto vivace. La vita si svolge prevalentemente all’interno dei palazzi: mercatini, mostre d’arte, tutto è al “coperto” e va un po’ cercato…

Abbiamo avuto modo di vedere artigiani che costruivano gioielli, pittori che riproducevano ritratti delle truppe imperiali di Star Wars e una serie di mercatini vintage con vestiti e accessori che riportano agli anni ’40! Luoghi anche frequentati dalle pop star quando sono alla ricerca di nuovi look da indossare durante i concerti.

Per le strade molti turisti italiani (per lo più tristemente maleducati), spagnoli e francesi e ragazze dai capelli rosa confetto o azzurro bebè – grande tendenza di questa stagione.

Tutto funziona incredibilmente bene, cosa può rendere più felice una milanese? Mezzi che vanno, puntuali e puliti, caratteristica tipica anche di altre città nel Regno Unito come Londra. Strade pulite, casette uguali mai troppo alte, tutto ordinato, giardinetti intonsi. Ripensando alle nostre città, un velo di tristezza, mi è apparso ancor più evidente il degrado che spesso ci contraddistingue…

Il quartiere nautico, Leith, dove è presente anche il Britannia, non mi ha fatto impazzire, nonostante le meravigliose recensioni che le guide riportavano, di fatto si tratta del porto.

Durante il tour abbiamo visitato Glasgow che devo dire non mi è piaciuta, comoda per chi vive nella zona perché si possono trovare molti negozi, di fatto una città industriale, decadente e non ben frequentata, mentre Edimburgo è più dedicata ai servizi e assai curata. Anche qui grande delusione da parte della guida che ne parlava con noti entusiastici.

Il nostro giro è poi proseguito nelle High Lands. Il viaggio è piuttosto faticoso (dopo 8 ore mi ondeggiavano anche le orecchie!) però ne è valsa la pena. I paesaggi sono piuttosto brulli, con nuvoloni. Da visitare il lago di Loch Ness, non tanto per il mostro, che anche questo giro non si è visto, ma per la sua grandezza (è il lago che ha maggior portata d’acqua di tutto il Regno Unito). Qui si sentono forti le tradizioni e la cultura scozzese. Ci siamo spinti fino ad Inverness, molto più fredda e rassomigliante ad alcuni paesi nord Europei (mi ha ricordato alcuni villaggi danesi).

Lo sapevate che il Kilt veniva solo portato nelle High Lands e non nelle Low Lands? Che la cornamusa è stata per anni vietata e che i Clan erano molto potenti? E che le stanze dei castelli più abitate quotidianamente erano le più piccole? Quanto ai fantasmi abbiamo preferiti lasciarli in pace…

Passando al cibo, qui ho avuto un po’ una delusione, abituati alla cucina mediterranea… Molta carne, interiora (haggies), hamburger. Poche verdure, centrioli. La cosa peggiore che mi è capitata? Un hamburger vegeteriano (ok, folle io ad ordinarlo, lo ammetto…ma non ne potevo più di carne) con dentro dei maccheroncini scotti!

La lingua è piuttosto complessa, le i sono pronunciate e, e alcuni suoni un po’ deformati, bisogna farci l’orecchio e comunque sono presenti una grande influenza dello Scott e del Gaelico.

Nel complesso è una meta che consiglio, anche alle famiglie, la Scozia è veramente bella, offre molto ed è un grande esempio di civiltà e cultura…

La percezione della difesa personale

Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di avvicinarmi al mondo della difesa personale. Questo argomento viene trattato in maniera molto diversa, vari sono i professionisti e altrettanti quelli che non lo sono. Ho notato che spesso le donne sono più reticenti sul fatto di praticare un corso di questo tipo e mi sono interrogata molte volte sul perchè. A questo punto ho pensato che potesse essere utile realizzare una piccola ricerca on line sul vissuto della difesa personale. Il campione di 56 soggetti è stato coinvolto tramite la somministrazione di un breve questionario via Facebook e la rilevazione è avvenuta nella prima quindicina del febbraio 2017. Si sono espresse per l’ 80% donne e per il 20% uomini, in piccola parte (1/4) già frequentatori di un corso di difesa personale, di età trasversale (16-ultra 64enni) e residenti in centri di dimensioni differenti (per lo più le risposte sono state registrate presso quanti vivono in una grande città – 68%).
I risultati sono stati molto interessanti… Partendo dal fatto che solo il 2% non vorrebbe mai imparare a difendersi e  poco più del 10% non sarebbe interessato, ben il 60% dei partecipanti alla survey vorrebbe frequentare un corso di difesa personale. Sul perchè non venga poi di fatto seguito possono esserci diversi ipotesi  che vanno dal tempo a disposizione, ai costi, delle volte solo la pigrizia, ma sicuramente il problema non è dettato dalla scarsità di interesse nei confronti dell’argomento.

Sono state chieste quali sono le parole che vengono associate al concetto di difesa personale. Le risposte sono state in prevalenza positive e hanno chiaramente denotato il legame con il senso di protezione, di difesa dall’aggressività altrui, di protezione dei propri cari, di desiderio di indipendenza. Interessante anche il dato legato alla strategia, la capacità di gestire i conflitti, più alta rispetto alla forza fisica che si potrebbe supporre, visto l’argomento.

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E cosa ne pensano gli intervistati delle persone che frequentano dei corsi di difesa personale? Anche in questo caso emerge la percezione della self-defence in termini positivi. Una persona che pratica un’arte marziale per difendersi viene definita razionale, “normale” una persona equilibrata, che vuole imparare a gestire i conflitti nel suo interesse e in quello degli altri. In misura più esigua risulta essere una persona che ama gli sport di combattimento, che ha subito un’esperienza spiacevole o insicura. Solo una esigua minoranza del campione ritiene che siano persone “strane”, aggressive, insicure, ma nessuno sostiene di “non capirli proprio!” (item inserito appositamente come provocazione).

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Ma chi dovrebbe fare un corso personale? Secondo la maggioranza dei rispondenti “tutti” ed in particolare “chi ne sente il bisogno”, “chi vive in un contesto con dei potenziali pericoli” o “chi ha una struttura fisica non particolarmente forte”. Non si registrano invece  delle differenze di genere, quasi nessuno sostiene che dovrebbero farli in particolare le donne e men che meno solo gli uomini, ricordando poi che il campione era in prevalenza femminile il risultato è ancor più interessante.

Infine è stato richiesto, tramite domanda aperta, che cosa si vorrebbe trovare in un corso di difesa personale. Le risposte registrate sono molto interessanti, le persone vogliono trovare sicurezza, insegnanti seri e professionali, imparare a gestire le situazioni pericolose e lo stress di un’eventuale aggressione. Ma non solo, anche avere un appoggio psicologico, imparare a reagire velocemente e a farsi rispettare, specie se fisicamente ci si percepisce come più deboli. Solo esiguamente la difesa personale viene percepita come un’attività sportiva, per mantenersi in forma.
Una risposta degna di nota è stata la seguente: “vorrei un corso che mi insegni a farmi rispettare nonostante sia una ragazza”. La parola “nonostante” apre una serie di pensieri e riflessioni che lascio a voi. Dalla parola “ragazza” se ne evince che la rispondente sia giovane ed è importante che anche i più giovani siano i primi a cambiare gli stereotipi ancora vigenti.

Una difesa personale dunque responsabile, intelligente, strategica è il quadro che viene dipinto da questa breve indagine: una maniera razionale per prendersi cura di sè stessi e delle persone a cui vogliamo bene.

Sòno – tuning

Stasera ho avuto il piacere di essere invitata alla presentazione di qualcosa di veramente nuovo e diverso presso la Casa della Cultura di via Borgogna a Milano: “Sòno”, ossia un nuovo metodo di consulenza dedicato alle persone che vogliono risintonizzarsi con se stesse, simbolo del progetto, naturalmente, un’evocativa radio! Non si tratta di consulenze psicologiche o di un supporto alle persone affette da patologie, utilizza un approccio legato alle scienze sociali, è interessante per tutti, trasversale, con riferimenti alla cultura psicoanalitica e a Maslow. Inventore di questo metodo Enrico Finzi, sociologo, giornalista e scrittore assieme ad un team al femminile sensibile e attento a questo genere di tematiche. Il tutto nasce da uno studio sulla felicità e ha lo scopo di aiutare il singolo individuo a ritrovarsi. In che maniera avviene tutto ciò? Avviene tramite il suo storytelling, la  narrazione e con l’ausilio di accurati questionari… Un bel progetto a mio avviso, illuminista, colto. Anche il relatore non poteva essere da meno, Daniela Hamoui. Per ulteriori informazioni il loro sito è http://www.sono-tuning.it. 

…una milanese a Parigi…

Ci sono alcune città che a mio avviso sono magiche e una di queste è Parigi, luogo che ho amato da quando ero piccola e che per troppi anni non ho più visitato. La cronaca di questi ultimi mesi come sappiamo ha fatto parlare molto di questa città. Come dicevo erano anni che non tornavo e mi sono trovata davanti ad una città non poi così diversa da quella che ricordavo. La sua grandeur, i suoi imponenti ponti accanto a piccoli e graziosi bistrot, ristoranti etnici e limagee brasserie affascinanti. Il cielo in questi giorni era molto grigio, obiettivamente sembrava autunno, un periodo difficile tra vari scioperi e manifestazioni e la Senna esondata. Questo ultimo evento e’ stato oggetto di telegiornali, media, turisti curiosi (alcuni dei quali ci sono pure finiti dentro!) e anche molta solidarietà da parte dei locali nei confronti dei residenti nella zona che si vedevano le proprie abitazioni allagate. Per le strade molte etnie diverse, turisti da tutto il mondo… Un gran traffico, caotico per i mezzi in tilt, ma anche molta allegria. Tristi pensieri quando entrando nella Gallerie Lafayette e in altri stores mi hanno controllato la borsa e sono passata attraverso i controlli del metal detector per vedere due camicette in cotone. Ormai qui è normale ma per noi è – forse per fortuna – ancora strano… Tanti visi, generazioni diverse di immigrazione, in comune una città. Confesso che per le strade non ero del tutto rilassata, ero più vigile del solito, ma nello stesso tempo felice di essere qui, di respirare questa aria diversa, sempre un po’ misteriosa…enigmatica come il sorriso di una signora che tutti conosciamo che proprio “vive” qui !

Festa della Maggiolina 2016

In questo momento 21 maggio, è in corso la festa della Maggiolina a Milano. Si tratta di un appuntamento che si svolge ogni anno. Si inizia con una corsa/maratona non competitiva per 4 km a cui partecipano tutte le famiglie anche non necessariamente atletiche. La destinazione è la scuola di Viale Brianza dove si svolge una vera e propria festa con banchetti, salsicce e musica! La parola d’ordine è “amicizia”! Qui si trovano famiglie appartenenti a culture, religioni, etnie molto diverse e condividono libri, sapori e tradizioni dei loro paesi. I bambini giocano tra di loro e i genitori hanno modo di scoprire e condividere gusti e curiosità di paesi lontani. Unica nota non positiva il traffico durante le corsa. Nonostante alle macchine si fosse richiesto di fermarsi, varie spazientite hanno cercato di passare ugualmente o hanno iniziato a suonare con rabbia il clacson. La corsa non è durata tanto tempo e il traffico veniva bloccato solo a tratti per al massimo 5 minuti. Un po’ di pazienza e civiltà non guasterebbe, specie quando si vede che ci sono dei bambini… 

Sofia, una bellissima scoperta!

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“Ma dove andrai in questi giorni di vacanza?” “In Bulgaria, a Sofia”. E da qui una serie di facce sorprese, piuttosto perplesse con commenti più o meno cinici… E battute varie e nemmeno troppo cortesi! In realtà ho scoperto una città molto interessante da vari punti di vista. Prima di tutto la cultura. Musei curati, scavi a cielo aperto tenuti bene, valorizzazione delle origini trace. I mezzi pubblici funzionano, le metro non sono scarabocchiate e nemmeno i manifesti culturali. Ci sono molti contrasti si passa da palazzi liberty a casermoni comunisti, da vie con baretti cool a strade sgarruppate con condizionatori e parabole a vista. Molte le chiese cristiano ortodosse, che si affiancano a leoni e colonnati di matrice marxista. Varie le aree verdi, tanti i papaveri! La cucina ha grandi rassomiglianze con quella greca, buona, speziata. I prezzi sono ottimi e con 20 lev pari circa a 10 euro si può avere una cena eccellente. L’alfabeto cirillico e’ stato usato per la prima volta qui e non in Russia come credevo! I dintorni sono molto verdi, scarsamente abitati, zero inquinamento. Oggi una gentile guida locale ci spiegava che è una città sicura, poco ambita perché non ricca e con una qualità della vita buona. Dunque sono contenta di non aver scelto una meta tipica turistica come mi suggerivano ma di aver provato a seguire una strada diversa e sono rimasta piacevolmente sorpresa! Ve la consiglio!

Oggi Prevendita per il concerto di Gilmour…

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…Una vera avventura! Il chitarrista e cantante dei Pink Floyd si esibirà per due sere consecutive all’Arena di Verona, il 10 e l’11 luglio 2016. Presenterà il quarto album da solista, Rattle That Lock, che a 19 settimane dall’uscita è stabile nella top 100 della Top Album Combined ed occupa attualmente la posizione numero 49. Dunque imperdibile. Gli spettacoli in Italia, per altro, saranno solo questi due, in prevendita da oggi.

Decidiamo dunque di acquistare i biglietti proprio oggi, giorno di inaugurazione della prevendita su Ticketone. Mio marito mi dice di “preparami”, perchè lui non potrà farlo e li vendono velocemente. Mi consiglia di essere pronta e scattante per le 10.00 in punto. In passato avevo già usato il sito, comunque mi ricorda brevemente il funzionamento, la possibilità di scegliere i posti da una sorta di “mappa” dell’Arena, le modalità di pagamento e un rischio che ci potessere essere un grande interesse per lo spettacolo soprattutto da parte dei bagarini, ossia persone che acquistano i biglietti per rivenderli a prezzi gonfiati.

Perfetto, per curiosità faccio un giro sulla rete e scopro un mondo… Il mondo dei bagarini on-line, persone che utilizzano dei software ad hoc in grado di comprare anche diecimila biglietti assieme, si chiamano Ticket Bots e costano molto (insomma non posso acquistarli e non è fair!). Poi navigando scopro anche miriadi di offerte di lavoro per chi vuole fare il bagarino on line free-lance. Confesso per me il bagarino è un tizio, diversamente elegante, con voce sgarbata che urla davanti ai concerti, cercando di fregarti con biglietti carissimi… Quello on line, free-lance, un po’ geek ha un profilo molto più charming. Di fatto, più o meno di stile, comunque si tratta di una fregatura. Ma a questo punto la competizione si fa più intensa, se un software si spara diecimila biglietti in un nano secondo, io al secondo numero due sono già fregata. Bene, accetto la sfida.

Ore 9.45 suona la prima sveglia di “allerta”, per ricordarmi che mi devo posizionare davanti al pc e  – ovvio – in contemporanea suona il citofono e arriva il tecnico della caldaia, proprio mentre stavo per prepararmi alla caccia al biglietto, gli apro, lo saluto, più o meno frettolosamente, lo accompagno nel bagno dove deve lavorare e mi inizio ad incollare al pc. Ore 9.50, il gatto vomita. No proprio adesso? Devo correre a vedere cosa succede poveretto, per fortuna sta bene, solo pelo, ok lo pettino dopo, pulisco tutto al volo e ritorno al pc. ore 9.55 suona una seconda sveglia, ok è proprio il momento, ci siamo quasi, il tecnico della caldaia inizia dal bagno con voce disperata: “signoraaa c’è da cambiare tutto, perde, la seprentina è bucata, il rubinetto spanato”, bene quale momento peggiore, ovvio non sto a discutere ora sul numero di fori di una schifosa serpentina bucata e ammuffita… “un attimo ora non posso…faccia pure quello che serve, mi basta spendere poco”, ore 9.59, inizio con i refresh alle pagine, ancora nulla, scattano le 10.00, ancora nulla, refresh di nuovo come una pazza, sìììì parte sono in vendita… ok vado alla poltronissima – per una volta dai si può fare… no, però, aspetta cerco di vedere dove sono posizionati perchè se no poi magari siamo seduti da parti opposte… ma? Non c’è la mappa, e qui perdo quei tre secondi di troppo, riclicco… tutto sold out, ma come… corro immediatamente su tutte le altre soluzioni, poltrona mediocre, seggiolina, sgabello, appeso al capitello dell’arena: sold out – sold out – sold out – sold out. E adesso? Schizzo sul giorno seguente, il lunedì, pessimo devo prendermi pure dei permessi, amen magari ora dell’11 di luglio non ci sarà troppo da fare, tutto sold out… no aspetta provo il posto orrendo quello senza numero, da ragazzino giovane, quello che mi fa venire la sciatica, per cui devi presentarti 4 ore prime e sicuramente farà troppo caldo o grandinerà (mi ricordo lo scorso a Venezia pioveva così tanto che mi veniva da piangere per il freddo pur essendo agosto…). Sì! Ce ne sono ancora due, forse gli ultimi? Fatto li prendo clicco, sono miei!! No no non lo sono ancora, ho 16 minuti circa per terminare l’acquisto, beh dai sono tanti, in teoria, in pratica sono pochissimi, soprattuto se la carta di credito non funziona, caccia ad un metodo alternativo di pagamento… intanto i secondi scorrono, oh no qui li perdo per sempre… Voglio il Corriere Espresso? Si voglio tutto anche l’assicurazione e un ansiolitico di cui avrò bisogno se non riesco a concludere questo acquisto entro pochi secondi. Fatto, finito confermato, sono proprio sicura? Ovvio, che lo sono basta, datemi i biglietti! Presi! Sono sfatta, stremata ed euforica, quasi felice, non se se più per i biglietti o perchè ho fregato i bagarini on line! Se non avessi perso quei due secondi per cercare la mappa forse avrei preso la poltronissima del giorno prima, invece del posto miseria, pazienza. Guardo l’orologio 10.02. Cioè, tutto questo piccolo dramma si è svolto in due minuti? Ero convinta ne fossero trascorsi almeno 20. Torno alla realtà, alla caldaia, too late, è smontata e sta per uscire dal bagno assieme al tecnico che non ha perso tempo… “signora buon concerto, comunque gliela riporto domani” e se ne va! E ora sono senza acqua calda, avrò un conto devastante e ho due biglietti mediocri ma vedrò il grande Gilmour e soprattutto… sono felice di aver fregato il software da mille euro!

Bologna, 29 novembre 2015, Concerto dei Nightwish

   Ieri a Bologna si è tenuto il concerto dei Nightwish, gruppo finlandese di symphonic Metal. Un appuntamento imperdibile per i cultori del genere visto che l’Italia non è tra le mete più frequentate dalla band. A mio avviso sono molto bravi, non tutti conoscono questo genere, ma secondo me alcuni brani sono veramente belli. Il ritmo e’ incalzante, a volte sperimentale e la voce della cantante emozionante. Tarja, la precedente vocalist era incredibile come presenza scenica e abilità, poi ha deciso di fare la mamma, ha iniziato a fare brani smielati e ha passato il testimone ad Anette, sciacquetta dark, probabilmente cacciata per mancanza di grinta, dopo poco. Ora Floor Jansen, arrivata dagli After Forever, molto brava, diversa da Tarja, ma con una voce melodiosa. Gli esperti di questa corrente musicale, forse criticheranno il cambiamento di stile verso una musica più commerciale alla Within Temptation, ma anche loro devono avere un ritorno economico…e musiche troppo complicate non sempre sono capite, in effetti però i brani più nuovi sembravano più ripetitivi. Ma passiamo al concerto. Tappa numero uno il Metal detector, a un concerto Metal sembra una presa in giro (ovviamente scherzo per fortuna controllavano bene ogni singola persona) di fatto suonava più lui di tutti quanti poiché ovviamente tra anelli gotici, crocioni e piercing… Un vero tripudio! La location, il palazzetto di Bologna non è un ambiente affascinante, ma capiente, nel complesso mediamente adatto. All’inizio due gruppi musicali hanno intrattenuto gli ospiti, il primo era quello degli Amorphis, un nome una garanzia, e successivamente gli Arch Enemy. Grande ammirazione per la delicata vocalist Alissa, con tanto di capelli azzurri e alette tipo Mazinga zeta che saltava come una molla pazza roteando la testa (lei non soffre di cervicale) urlando in Growl. Ebbene sì esiste il Growl al femminile. Ecco femminile non tantissimo. Comunque l’indemoniata fata turchina si è agitata per un’oretta tra versacci e incitamenti ad imitarla fino a che finalmente si è spenta. Poi è iniziato il concerto da me atteso, tra spettacoli pirotecnici, video in background suggestivi, effetti con vento, nebbie, ecc. Si alternavano brani del nuovo album a pezzi storici. Marco, il biondo vocalist e bassista, si era fatto la piastra al Pizzetto e niente treccine. Floor aveva un look poco gothic, ma è stata come sempre brava. Il concerto e’ stato piacevole, con qualche momento anche emozionante. Peccato l’assenza di bis che avrebbero dato un’impressione più spontanea e meno costruita, così come era nel passato, ma il bilancio finale e’ stato positivo e come recita la loro ultima canzone: we were here!