Ma davvero i bambini sono stati così penalizzati in questo periodo?

disegno Jacopo Covid

Il periodo del Covid, è stato difficile per tutti, grandi e soprattutto bambini. I più piccoli, certo, sono stati quelli da un certo di punto di vista più svantaggiati perché anche le lezioni on line erano meno fattibili. Bambini abituati a stare fuori di casa tutto il giorno improvvisamente si sono ritrovati a casa, senza compagni e senza potersi sfogare all’aperto.

Tutti hanno urlato allo scandalo, però diciamocelo non sono stati abbandonati, ma a casa, al sicuro dal virus e di fatto sono stati con le loro famiglie, invece di essere parcheggiati tra un corso e un doposcuola, e per molti è stata anche un’occasione di stare più vicini e di recuperare quel tempo rubato dai normali ritmi voraci del mondo del lavoro.

Molti si sono lamentati e hanno protestato per il disagio della chiusura della scuola, dell’assenza forzata dall’aiuto dei nonni e del dover fare delle acrobazie tra lavoro (comunque svolto a casa!) e gestione familiare. Forse solo oggi ci si è resi conto della difficoltà di gestire famiglia e lavoro assieme? Voglio dire, i nonni di oggi sono vivaci e attivi e non sono per forza dei babysitter statici (spesso lavorano o viaggiano, o chi meno fortunato non li ha nemmeno più), i ritmi del mondo del lavoro non sono leggeri e non lo sono mai stati.

Personalmente, da ben 12 anni, mi sono sempre dovuta gestire tra babysitter, aupair, aiuti vari volanti, part time, apertura della partita IVA, corse da un nido – a casa – al lavoro, e non sono stata l’unica a dover cercare delle soluzioni da acrobata perchè quando la scuola è chiusa per scioperi o i ragazzi sono malati bisogna avere un backup. I tanto ripudiati ritmi dello smartwork sono esattamente quelli che si hanno nelle multinazionali da più di 20 anni, anzi se posso dire sono modalità di lavoro comode per le mamme (e una fortuna per chi ne può usufruire). Eppure oggi – ai tempi del Covid – sembra una novità! Forse alcune categorie di persone non si sono rese conto di essere state delle privilegiate fino ad oggi ad avere avuto degli aiuti (che davano per scontati) o dei ritmi light?

Da anni sostengo che la scuola dovrebbe avere programmi diluiti, con più attività motorie e non finire a giugno, ma a luglio e riprendere a settembre, come accade in Germania o in altri paesi, che dovrebbero esserci più aiuti pomeridiani per chi lavora, eppure il mondo della scuola in Italia si è fermato agli anni ’50! E guai toccare le vacanze a certe categorie di lavoratori! A giugno tutto si ferma, i campus escludono spesso i ragazzi delle medie e i prezzi sono per lo più alle stelle…

Detto questo oggi leggo con stupore, non so se più infuriata o divertita, delle generose iniziative dei nuovi “centri di ascolto” per i più piccoli – “provati dal periodo del Covid19 ” – e messaggi che danno i seguenti preziosi consigli, come se fossimo dei decerebrati per alleviare il loro stress:
– Far fare sport ai figli: eh certo sono stati fermi tre mesi, ci voleva un esperto a dircelo…!
– Incentivare le attività all’aria aperta: caspita incredibile noi pensavamo di tenerli in luglio chiusi in casa! Magari se la smettesse di diluviare sarebbe comunque più facile.
– Iscriverli ai centri estivi – ma scusate, non dovevamo tenerli a distanza con plexiglas e altre idiozie? Ah no certo, poi altrimenti come teniamo vivo il business dei campus?
– Aiutarli se dimostrano segnali di ansia e disinfettano tutto: strano che li abbiano dopo aver visto mesi di campagne su come lavarsi le mani, genitori vestiti come palombari e la presenza di flaconi di disinfettanti anche davanti al supermercato; come mai avranno questa sindrome? Eh sì, per questo ci vuole proprio un buon psicologo…ma non per i bambini, ma per chi ha ridotto le persone a temere i germi più di qualsiasi altra cosa!
– Segnali di ipocondria – infatti i media hanno molto aiutato in questi giorni… sembra che non vedano l’ora di dire che la pandemia è in agguato e i “social-trogloditi” sono altrettanto celeri nel condividere notizie allarmanti, per essere i primi che “l’avevano detto”, che “è tutta colpa nostra”, che “ce lo meritiamo” e che “dobbiamo rinchiuderci in casa, possibilmente soli, con mascherina e antigermi!”.
– Distoglierli dai devices elettronici e incentivarli alla manualità. Anche qui leggo messaggi di velata accusa alle famiglie che hanno fatto giocare i ragazzi con i giochi elettronici nei periodi di clausura (ennesima colpa del singolo cittadino)… Non è certo la conseguenza di una sovra-esposizione conseguente alle lezioni on line? Ma dai, ovvio che ora si cerchi di far fare ai ragazzi una vita sana e normale, del resto sono stati i primi protagonisti della digitalizzazione e se comunque il distanziamento è ancora necessario, certo la socialità non è ancora del tutto una strada percorribile!

In conclusione, ricordiamoci che essere genitori significa prendersi cura dei propri figli, fare anche dei sacrifici, organizzarsi anche per poter continuare a lavorare, ma sono il dono più grande della nostra vita e dovremmo gioire di aver avuto l’opportunità di stare assieme, di insegnargli qualcosa di diverso, di passare loro le nostre conoscenze e i nostri valori e di aver avuto questa parentesi di condivisione, per costruire una relazione ancora più bella e forte.

E se facessimo un giro in bici?

pista ciclabile

Oggi ho deciso di prendere la bici per andare in Sormani a restituire dei libri, tanto ho pensato “c’è la nuova pista ciclabile che attraversa corso Buenos Aires e Porta Venezia, l’inquinamento è sceso e c’è il sole!”.

 

Munita di caschetto, occhiali e mascherina sono partita! Già dopo i primi cinque minuti credevo di collassare, non so se per il casco o la mascherina, comunque ho pensato di tirare fuori il naso dalla mascherina – tanto facevo movimento – e di tenere il casco che era più importante…

 

Dopo alcune peripezie raggiungo la tanto discussa pista ciclabile. Devo dire che non è fatta così male come dicono, il vero unico problema è che sia a Milano! La stessa, fatta in una località turistica avrebbe avuto un senso diverso… Ma coraggiosa decido di proseguire. Confesso: ero tentata di tornare indietro e prendere i mezzi pubblici, ma il mio orgoglio, mischiato al terrore del Covid in agguato sulla metro, mi hanno convinta a proseguire l’avventura!

 

Prima di tutto ci sono due grandi criticità, le macchine che ti sfiorano nei punti esterni, facendoti provare un leggero brivido e i camion che ti tagliano la strada per rifornire i negozi (questi ti danno un brivido assai maggiore!).

 

La fatica è piuttosto grande perché ogni minuto trovi una macchina parcheggiata dentro la ciclabile, con le quattro frecce attivate, però intanto è lì, tu non puoi passare e hai altri 10 ciclisti grintosi e agguerriti alle spalle. Ci sono tre possibilità, ti getti in mezzo alla strada con le auto di cui sopra, ti fai travolgere dalla mandria posteriore, oppure schizzi sul marciapiede evitando le matrone in passeggio, che anche in tempo di distanziamento, camminano come un plotone orizzontale.

 

Altro ostacolo è il ciclista contromano che non sa leggere la freccia dipinta e la sciura nervosetta e stizzita che ti scampanella nelle orecchie per guadagnare il semaforo, semaforo al quale si ferma per continuare la discussione al cellulare!

 

Detto questo sono riuscita a fare tutto il percorso andata e ritorno, tra una salita, uno slalom, una marea di camion, tre autisti ultra centenari felici di aver trovato finalmente la loro corsia preferenziale, monopattini zig-zaganti, pedoni con la faccia negli smartphone e agili spalancatori di portiere!

 

Ora sono stanchissima, decisamente accaldata, la mia mascherina è un cencio sporco e io sono nera del fumo dei camion, mi sono stressata tantissimo attivando la vista periferica e probabilmente anche quella posteriore per sopravvivere e soprattutto sono consapevole del fatto che – per un po’ di tempo – in bici andrò solo al parco!!!

La comunicazione ai tempi del Corona Virus

Risultato immagini per accusa

In certi momenti delicati aver cura nella comunicazione è davvero fondamentale e sono piuttosto perplessa di come sia stata gestita la situazione del Corona Virus.

Al di là delle anticipazioni sui decreti e del fatto che le misure di potenziamento sanitario dovevano essere fatte già un mese fa, il virus ormai è in circolo da parecchio tempo e addirittura dicono alcuni da ottobre…ma lasciamo perdere tutto quello che avrebbe potuto essere fatto meglio. Veniamo a noi, a oggi.

Partiamo dalla lettura dei dati.

Sappiamo benissimo che i dati possono essere comunicati in maniera reale, parziale, accorpati e che la rilevazione del virus non è stata fatta ovunque sempre nello stesso modo dunque i dati NON SONO CONFRONTABILI. In Italia e nel resto di Europa i dati circa l’epidemia sono stati rilevati in maniera diversa e non sappiamo i critieri usati in CINA dunque, a livello sensazionalistico ora è bellissimo dire che ci sono più morti a Bergamo che non in CINA, ma non vi viene il dubbio che ci sia qualcosa che non funziona?

#restate a casa

Ottima idea, che poi inizialmente era #iorestoacasa, molto più civile e non accusatorio. Ora è giusto rimanere a casa per evitare di infettarsi e di infettare gli altri ma la caccia alle streghe non va bene! Leggo uno scherzoso post di tirare dei sassi con le fionde dalla finestra per evitare che la gente esca, ma siete deficienti? Ma non vi passa per la testa il pensiero che uno possa anche avere delle emergenze? Piantatela di fare i moralisti e guardate in primis se voi state davvero osservando tutte le norme.

 

Investimento nell’adv per lavarsi le mani

Inutile, ridondante. Sappiamo lavarci le mani e non solo quelle avendo noi pure il bidet! Investiamo meglio please.

 

Accanimento contro i runner

Premettendo che non sono una runner e non ho intenzione di diventarlo sotto corona virus, tutta questa acredine nei loro confronti a mio avviso è eccessiva, per altro quelli che ho visto erano perfettamente distanziati e mascherati. In compenso tutto questo odio è chiaro indice di pesanti frustrazioni. Adesso se il virus continua a divulgarsi non è colpa di 4 runner solitari è tanto difficile capirlo? Magari non tutti chiusi in un monolocale soli per giorni si sentono benissimo, l’ora d’aria la concedono anche ai carcerati. No ma certo diamo la colpa a loro almeno distogliamo l’attenzione dal problema.

Le persone oltre i 70 anni non rispettano il divieto

Perché non lo dice nessuno? Siete andati a fare la spesa? In giro ci sono solo le persone anziane e spesso senza mascherina che passeggiano tranquillamente… e a loro non dite nulla? Sono proprio coloro che corrono più rischi, alla faccia della saggezza che arriva con la maturità.

Desiderio di maggior controlli militari

Che può aver senso per evitare che svaligino i negozi e di arginare la delinquenza. Ma no, la gente sui social lo dice chiaramente vuole delle truppe per aver maggior controllo, per beccare il vicino, ancora una volta una grande frustrazione, il desiderio di castigare gli altri…finalmente!

Bufale e catene volte a far scatenare panico

Questa è la cosa che più mi rammarica, ho fatto anche notare ad alcune persone che i loro post avrebbero solo scatenato panico e paura ma niente, la risposta è stata molto dura senza nemmeno mettere in discussione che oltre a divulgare bufale erano messaggi che potevano creare maggior allarmismo che a certi livelli è anche punibile giuridicamente. USATE IL CERVELLO PRIMA di postare, toglietevi la vostra idea di vendetta e ragionate sull’utilità, sul valore aggiunto di quanto dite.

Post con immagini macabre e molto forti e velate minacce

Questo è veramente di pessimo gusto: state manipolando delle immagini di ospedali e di gente che muore per avere visibilità sul web: ma possibile che non vi rendiate conto che non è una comunicazione utile, che è SADICA, postare delle bare accanto a dei runner, augurando loro il peggio, ma quanti problemi avete? Andate a CURARVI!

Accuse a tutti

Accuse a chi esce, accuse al governo, accuse ai cinesi, accuse agli americani, accuse alle organizzazioni religiose, accuse a chi fa la spesa on line (certo lasciala ai malati), accuse  a chi la fa di persona (untore di merda), accuse a ciò che comprano (“meglio evitare i quaderni e il prosciutto più di 2hg se no sprechi la tua uscita”), accuse a chi va in farmacia (“eh, ma in farmacia ha preso solo le supposte di glicerina, non doveva uscire e doveva scoppiargli l’intestino”), accuse a chi usa la mascherina portandola via ai bisognosi, accuse a chi non usa la mascherina (ancora untore di merda), accuse a chi NON ha sintomi – perché potrebbe comunque essere un untore di merda – ma smettiamola! E soprattutto chi fa queste accuse in compenso cosa cazzo sta facendo a parte post imbecilli?? PIANTATELA DI GIUDICARE

 

Io non sono psicologa ma leggo tanto desiderio di vendetta nei post, tanto desiderio di punizione auto ed etero riferiti…

 

Siamo tutti stufi di stare a casa, ma ringraziamo di stare decentemente, c’è in questo momento chi è in una situazione drammatica ma c’è tanto bisogno di messaggi positivi, di speranza, di aiuti. Non state alle finestre a sentenziare, rendetevi utili alla società se potete e siete in salute andate a aiutare negli ospedali. Se no piuttosto postate qualcosa di buffo almeno uno di distrae o studiate qualcosa… è un tempo che non andrebbe sprecato parlando a vanvera… e usare male il proprio tempo, questo sì è davvero è un reato.

Il pilates ed io: due mondi diversi

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Premetto che non tutti siamo portati per le stesse attività e non tutto quello che sembra facile poi in effetti lo è, ma ieri ho voluto provare questa esperienza spinta da un’amica che mi aveva consigliato, avendo io un po’ di mal di schiena, di fare almeno una prova!

Allora mi presento in questa nuova palestra (non è quella abituale dove mi alleno) dove non conoscevo nessuno (quindi nemmeno l’istruttore!) e inizio a guardare le persone che stavano attendendo di entrare, l’età media era superiore alla mia e mi sono sentita rincuorata pensando… se ce la fanno loro sicuramente sarà banale. Vedo anche una ragazza giovane, con tutina aderente e con l’aria molto affabile e simpatica, penso che sia lei l’insegnante, ma ahimè mi sbaglio, purtroppo non era lei!

Arriva la vera istruttrice, una signora magrina, non molto giovane, una voce petulante e modi di fare piuttosto decisetti che mi chiede subito il mio nome, ovviamente lo sbaglia due volte, ma va bene ci sono abituata. Prima cosa mi dice di togliermi le scarpe, prendere un cuscinetto oltre al materassino e… LA PALLA! Sì una palla gigante che vista così mi sembrava anche simpatica, non l’avevo ancora affrontata!

Mi chiede se avessi mai fatto pilates e le rispondo di no … mi guarda con aria perplessa e non simpatica, dubitando che non avessi mai provato la sua disciplina e insiste, io continuo a negare, si rassegna e iniziamo.

Primo esercizio, si inizia con degli squat sulla palla, la palla è lontana, scivolo con la gamba dietro e vengo subito sgridata, ma io sono più alta della palla e mi storto tutta, cerco di nascondermi perché era evidente che l’esercizio non andava bene per me, ma per questa volta passa…

Secondo esercizio, molleggiarsi sedendosi sulla palla. Inizio a saltellare su questa cosa strana, come se fossi al parco, poteva essere anche divertente, ma avevo il dubbio che scoppiasse, lei mi guarda con aria indispettita e mi dice “ma scusa hai paura della palla?? Su salta bene”, non avevo “paura” della palla, ma che scoppiasse e poi mi sentivo ridicola a saltare sulla palla…ero imbarazzata…tutti saltavano con dei sorrisoni, boh.

…E ora… tutti in equilibrio seduti sulla palla! Allargo le mani per stare in equilibrio e dopo un nano secondo lei è già li con espressione di dissenso che mi fissa e mi dice “credi di essere un’acrobata del circo??”. Con grande autocontrollo rimango zitta mi limito a riposizionare le braccia, ma ormai la “rottura” era netta.

Si inizia con gli esercizi a terra, ok mano male, non può essere peggio… eh no mi dice di spostarmi e di avvicinarmi a lei così mi poteva vedere meglio. Non volevo essere controllata, mi stavo innervosendo e il mio istinto era di andarmene ma non ho voluto cedere, vediamo magari poi migliorerà. Iniziamo con gli addominali, su i glutei, tese le gambe e lei mi girava come un avvoltoio intorno, cazziandomi a turno per la postura, per le gambe ecc… e questa dannata palla cercava di scappare via: o tengo la palla o faccio l’esercizio!!

Finalmente inizia a orbitare altrove e racconta tutte le cose che non le piacciono, ossia la gente che tiene la schiena storta, e una serie di altre cose oltre a vantarsi del suo essere snodata (ti piace vincere facile eh?), insomma il suo piccolo grande momento di gloria.

Attimo di pausa, oh no, ritorna verso di me… “oggi ti lascio stare perché sei nuova… ma come ti trovi con la palla??” Non mi sembrava che mi stesse lasciando stare e oso dire che la palla non mi faceva impazzire perché mi rotolava via. Con aria sempre più antipatica mi risponde “la palla fa il suo mestiere di palla siete voi incapaci di gestirla”. Ecco non dico altro.

Detto questo si arriva alla perla, l’esercizio a pancia in giù sdraiati sulla palla. Non nascondo che mi veniva da vomitare in quella posizione ma posso farcela, ok, gli avambracci devono stare sul tappetino. Sono pronta, mi getto sulla palla, rotolo ovviamente giù dal tappetino, tutte le sciure sono nella posizione giusta, devo recuperare prima che mi veda … no non ho fatto in tempo… “ho dettooo che gli avanbracci devono stare sul tappetino non fuoriiii!!!!” … eh sì avevo capito, ma sono scivolata, indietreggio di sedere, ma niente la palla mi arriva alla gola non è all’altezza dello stomaco devo ricominciare da capo… niente da qui non si recupera, mi devo rialzare, parto un metro dietro mi lancio a pelle d’orso, prendo la palla, afferro il tappetino riesco a fare quel cavolo di esercizio sbucciata ma felice di avere afferrato questo terribile strumento, niente l’esercizio è già finito. Dai manca poco alla fine…

Momento di rilassamento, tenere la palla sotto le ginocchia e lentamente lasciarla andare, ovviamente la mia finisce addosso alla maestra (oh! che distrazione), mi alzo, corro, la recupero e la metto a posto.

Basta, è finita, i miei addominali di fatto non ne hanno risentito più di tanto, ma non posso dire di essermi rilassata, lei arriva, oddio non mi molla ancora… mi raggiunge… rigida come un bacchettino si avvicina e mi dice “non devi aver paura era solo la prima lezione poi non uso sempre la palla!”.

Non ho capito in tutto ciò il suo concetto di “paura”, ma ho capito molto bene una cosa, lei era tremenda e ho un conto in sospeso con una palla gigante!!!

We are hiring…quando fuggire?

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Oggi parliamo di annunci di lavoro e di abilità richieste in molti uffici. Esistono manuali, corsi, testi che insegnano ai candidati come presentarsi nel migliore dei modi ad un colloquio, come vestirsi, come porsi, cosa dire e cosa non dire, come preparare un CV e come contattare un possibile datore di lavoro.
Eppure non ci si sofferma mai abbastanza a indicare i segnali insidiosi nascosti dietro ad un annuncio di lavoro, non mi riferisco a quelli evidentemente pericolosi di cui hanno già parlato le nostre cronache (ricerca di voluttuose modelle, ecc.), ma quelli diciamo dei tradizionali posti di lavoro ai quali anche persone non giovanissime potrebbero ambire.
Ecco le dieci parole chiave che possono sottintendere una vera fregatura:
1. Cerchiamo un manager, seguita da quella intern/stagista oppure “con almeno 1 anno di esperienza”: come può un vero manager non avere anni di esperienza?? E poi quante persone coordinerai? Dunque non farai il manager…
2. si richiede flessibilità: attenzione, questa è una fregatura! significa che vi chiederanno più ore non remunerate, viaggi non concordati, sbattimenti e ricordati la flessibilità sarà solo da parte tua…
3. resistenza allo stress: ecco questa è proprio quella che mi fa più imbizzarrire, allora ricordiamo cos’è un impiego: “io lavoro bene, tu mi paghi” se da questo accordo subentra “io o il cliente ti urliamo in faccia e tu resisti” qui bisogna ricorrere ad uno specialista, psicoterapeuta che possa gestire l’incapacità di controllarsi del datore di lavoro e del suo pessimo entourage.
4. il candidato è un problem solver capace di raggiungere gli obiettivi in autonomia: questo già indica che ci sono un sacco di “rogne” che ti dovrai “smazzare per conto tuo”… anche perché poi di solito dopo poche righe di dicono a chi devi rispondere, quindi tu sei responsabile delle crisi, ma tranquillo i meriti li prenderà il tuo capo!
5. le tue responsabilità: di solito si tratta di un elenco noiosissimo di mansioni, quelle che non vorrebbe fare nessuno, doveri che faranno imbizzarrire il tuo super-Io, in inglese (certo perché l’annuncio italiano fa sfigato!) con il tono imperativo “tue, solo tue” – se vengono superati i 5 punti hai vinto la presidenza del Paese…
6. è richiesta la laurea in informatica o in statistica o in matematica: perché è un cattivo segnale?? Perché spesso l’annuncio riguarda la gestione di una pagina facebook! Forse chi ha creato l’inserzione non sa bene cosa cercare?
7. Le sigle incomprensibili: si richiede la conoscenza di …. E qui inizia l’elenco degli acronimi, è una sorta di parola d’ordine, se capisci cosa dicono puoi accedere alla “loggia”. A questo annuncio puoi rispondere solo se sei “dei loro”… se le capisci tutte, ma tranquillo non conoscerai tutti i linguaggi, salvo che tu non abbia 20 anni di esperienza…
8. richiesta di abilità opposte: i toni sono sempre euforici – devi essere un creativo stupefacente e geniale e nel contempo, metodico, con grandi capacità analitiche, è un po’ come chiedere a un artista bizzarro e incontenibile di essere un ingegnere precisetto, insomma senza togliere nulla a nessuno e senza voler cadere negli stereotipi, se sei Leonardo hai trovato la tua occasione altrimenti lascia stare se no ne risentirà la tua autostima
9. tono eccessivamente euforico “avrai la grande opportunità di lavorare con noi”: questo fa un po’ televendita, super-sconto, di solito l’annuncio è tutto in tono confidenziale… a priori diffiderei di chi vuole dimostrarsi un simpaticone, di lavoro stiamo sempre parlando…se stai cercando invece di acquistare un materasso ok!
10. esistono poi una serie di qualità personali che vengono richieste e queste non solo al momento della ricerca e che non riguardano solo i giovanissimi. Si tratta in realtà di abilità che dovrebbero avere i famosi manager già ben artigliati alle loro poltrone – ma visto che tristemente non sempre le hanno, a cascata, le richiedono agli altri, ossia: avere delle idee disruptive, dimostrarsi proactive, committed, pensare out of the box, avere la capacità di abbandonare la comfort zone e ciliegina sulla torta avere una entrepreneurial mindset … e su quest’ultima skill lascio a voi la riflessione…!

Parco Pallavicino

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Il lago Maggiore offre sempre qualcosa di diverso e piacevole: alle famiglie con bambini o a coloro che amano la natura consiglio di visitare il Parco Pallavicino a Stresa.

Il Parco si sviluppa su un’area di circa 18 ettari dove si alternano viali fioriti, prati, grandi alberi secolari e un incantevole giardino d’estate.

Villa Pallavicino nacque come dimora privata nel 1855, quando fu acquisita da Ruggero Bonghi, statista e letterato. Nel 1862 passò alla famiglia nobile genovese Pallavicino che ampliò la tenuta, trasformandola in una villa ottocentesca di stile neoclassico, e nel 1956 i Pallavicino decisero di trasformare il giardino in museo faunistico aperto al pubblico.

Da luglio 2017 il Parco Pallavicino è entrato a far parte del circuito turistico Borromeo.

Prima di visitarlo avevo letto alcune recensioni, non tutte erano positive, ma per fortuna non ho dato retta agli “haters”, ma ai consigli di un’amica e sono andata a visitarlo.

Il parcheggio è comodo e custodito, i prezzi dell’ingresso sono medi, in linea con il tipo di attrazione.

Senza accorgersene ci si trova a camminare per ore un po’ in salita (il cellulare addirittura segnalava 21 piani!) e devo ammettere che, effettivamente, la natura è rigogliosa, rilassante la piccola cascata ed eccellente il roseto, che merita di essere visitato per le sua cura e bellezza.

La fattoria includeva animali in parte in libertà, caprette, lama e i dolcissimi cerbiatti, bellissimi i daini e tanti i cuccioli nati in questi giorni – i pulcini erano ancora in incubatrice. Degno di nota anche il cigno nero e i canguri notoriamente presenti in Australia, una sorpresa da queste parti.

Una gita che sicuramente consiglio alla riscoperta di bellezze naturali del nostro territorio che talvolta vengono ignorate!

Piazza Arcobalena… tra applausi e critiche

 
inaugurazione piazza

Ebbene sì, tre giorni fa è stata inaugurata la nuova zona pedonale all’incrocio tra le vie Venini, Spoleto e Martiri Oscuri a NoLo. Una zona ipercolorata che ricorda la balena simbolo del quartiere. Alcuni abitanti, l’hanno ribatizzata proprio per questo “Piazza Arcobalena”.

 

Il quartiere è abitato da una cittadinanza attiva e culturalmente vivace, che cerca innovazione e modernità, senza tralasciare gli aspetti individuali e locali.

 

Creare questo spazio è stato necessario al fine di rendere più sicuri  l’ingresso e l’uscita dalla scuola primaria Ciresola, l’area di grandi dimensioni – per alcuni anche eccessive – può essere uno spazio di ritrovo; attorno si sviluppa una piccola zona ciclabile, ideale per quanti vogliono spostarsi in quartiere, anche e soprattutto con bambini.

 

Di parere contrario alcuni commercianti della zona, che hanno visto penalizzare la  propria posizione e coloro che, vista la nuova viabilità, devono allungare il proprio percorso per andare a lavorare in auto: non tutti hanno la fortuna di potersi spostare in bicicletta la mattina!

 

Il progetto è tuttavia ancora in fase di sperimentazione e rientra in una serie di interventi che fanno parte dell’urbanisitica Tattica. Questo nuovo spazio verrà arrichito con fiorere, rastrelliere e ping pong (mi chiedo che fine faranno le palline!). Si era parlato anche di panchine, ma il terrore “bivacco”, sta mettendo a rischio questa parte.

 

Anche i colori attuali giallo e blu, per alcuni troppo sgargianti, sono provvisori e probabilmente verranno sostituiti da una colorzione più sobria e adatta al contesto. Si vocifera che forse saranno presenti delle installazioni di design, parola che mi lascia sempre piuttosto perplessa, in quanto non sempre le opere di questo tipo sono di buon gusto…

 

Aspettiamo pazienti e fiduciosi di scoprire cosa succederà nelle prossime settimane in questa nuova e brulicante zona 30!

One House – Different Voices

 

# monclergenius
L’evento si è tenuto oggi 24 febbraio 2019 presso i Magazzini Raccordati di via Ferrante Aporti a Milano, in concomitanza con la settimana della moda milanese.
Un evento veramente ben organizzato, iniziando dalla location, un’area nel quartiere NoLo che si sta rivalutando e recentemente ha ospitato anche alcune installazioni durante la Milan Design week. Qui il design, la moda e un sapore post industriale si sono mescolati alla perfezione.
La struttura si è prestata ottimamente ad ospitare i capitoli della storia di Moncler Genius.
Assolutamente variegate e con un alto contenuto moda le collezioni presentate. Capi dalle forme e dai colori più diversi con una totale rivisitazione del concetto di piumino, molto lontano da quegli anni ’80 che molti della mia generazione ricorderanno. Visitando i diversi “padiglioni” ho trovato spettacolari l’1 – M. Pierpaolo Piccioli, con i suo lunghi capi eleganti, l’emozionante musica classica e l’accogliente parquet; il 7 – M. Fragment Hiroshi Fujiwara con la sua cascata virtuale; il bosco misterioso a tratti quasi inquietante del 4 – M. Simone Rocha, ma anche l’atmosfera floreale di 0 – M.Richard Quinn dove fiori neri si alternavano a piumini colorati e a un landscape quasi fiabesco. 3 – M. Grenoble ha mostrato invece un’atmosfera psichedelica dove blu elettrico, rosso e fuxia erano protagonisti assieme a musiche in tema. Divertente anche lo spensierato Moncler & Poldo dog couture, molto gradito dalle famiglie con bambini.
Molti i partecipanti, visibilmente appartenenti al mondo della moda, ma anche studenti, curiosi, artisti. Il personale impeccabile ha saputo gestire la folla in maniera eccelsa con rispetto e organizzazione. Sicuramente la registrazione on-line ha permesso una buona gestione del flusso di persone.
Veramente un evento degno di un grande brand! Complimenti!

Un grande nemico della comunicazione: le Fake News

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Per chi come me da anni lavora nella comunicazione, nulla è più disturbante delle fake news. Ossia notizie false, inventate, ingannevoli o distorte, rese pubbliche con il deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione tradizionali o via Internet, soprattutto per mezzo dei social media.

Molte persone senza nemmeno rendersene conto, spesso in buona fede, condividono notizie false, e la cosa grave è che lo facciano talvolta operatori del settore che – per fretta o superficialità – non verificano le fonti prima di divulgare un’informazione che in qualche modo sembra essere verosimile.

Le bufale rovinano le reputazione dei media proprio in un’era dove la comunicazione è veloce e si muove tramite diversi canali integrati.

Recentemente ne ha parlato anche il Papa, che mi ha fatto sorridere, ricordando che la prima fake news risalga alla genesi dove il noto serpente dà informazioni non veritiere…

E’ con estremo piacere che ho letto che recentemente anche Zuckemberg, parlando delle novità introdotte da Facebook, abbia annunciato che gli utenti iscritti avranno la possibilità di indicare quale siano le fonti più attendibili. Questa iniziativa sarà volta ad avere una maggiore qualità dei contenuti.  Sappiamo che la rete viaggia con tempi molto veloci ed è importante che si inizi a combattere le fake news proprio su questo territorio. Ciò che sarà difficile, a mio avviso, sarà proprio individuare quali notizie siano vere e quali no…

Recentemente, inoltre, la Commissione Europea ha avviato una consultazione pubblica sulle notizie false creando un pool formato da esperti di alto livello provenienti dal mondo accademico, da piattaforme online, da mezzi d’informazione e da organizzazioni della società civile. Questa iniziativa servirà a definire la strategia dell’Unione Europea – che sarà presentata nella primavera del 2018 – per contrastare la diffusione di questo fenomeno e rinsaldare il legame di fiducia tra i cittadini e i mezzi di informazione.

Infine anche la Polizia si è mossa in questo senso, lanciando sul suo sito il 18 gennaio 2018, il progetto “red botton” volto alla segnalazione di fake news. Si tratta di un nuovo servizio messo a disposizione dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni presentato nella sede del Polo Tuscolano dal ministro dell’Interno Marco Minniti, dal capo della Polizia, Franco Gabrielli, e dal direttore del servizio di Polizia postale, Nunzia Ciardi. Gli operatori, attraverso l’impiego di tecniche e software specifici, potranno identificare le bufale e sul sito del Commissariato di ps on line e sui canali social istituzionali verrà pubblicata una puntuale smentita.

Ma cosa possiamo fare noi? Il primo consiglio che darei è quello di verificare sempre le fonti delle notizie, andare a vedere anche semplicemente su Google se è già stata indicata  come falsa da altri utenti ed evitare di essere i primi ad utilizzare social o il semplice whatsapp come amplificatori di news, “catene” e simili che già il buon senso ci farebbe definire poco credibili!