Riflessioni sulla leadership moderna

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Tutti noi abitualmente interagiamo con altre persone, tranne che in alcuni momenti di selvaggia misantropia: in famiglia, sul lavoro, nell’ambito delle amicizie o se pratichiamo degli sport. Abbiamo quotidianamente contatti con dei gruppi grandi o piccoli. E’ stato osservato dagli psicologi sociali che all’interno di organizzazioni e nei gruppi si possono creare differenti dinamiche e che ne emerge sempre un capo, una guida. Essere dei bravi leader non è facile e anche la definizione di bravura può essere fuoriviante: sei abile perchè ottieni degli ottimi risultati dal tuo gruppo o perchè il tuo gruppo è soddisfatto di averti come capo?

A questo proposito vorrei condividere lo studio di un psicologo e filosofo prussiano Kurt Lewin (1890-1947) che ha insegnato all’Università di Berlino. Lewin è molto conosciuto presso gli esperti del settore, ma meno dalla gente comune.

A mio avviso il suo apporto, che risale agli anni ’30, è stato molto interessante. Egli si è espresso su tematiche come: le dinamiche di gruppo, i comportamenti organizzativi, i consumi.

In particolare ha pubblicato la sua ricerca più nota nel 1939, con Ronald Lippitt e Ralph White. Il suo studio è stato fatto su una squadra di boy scout divisi in tre gruppi gestiti in maniera differente, ossia secondo la:

  • Leadership autoritaria – Dove il leader dirigeva il gruppo in modo autocratico; tutte le decisioni erano centrate su di lui; definiva che cosa si deve fare, come e quando; non si consultava con i membri del gruppo, che erano continuamente valutati e criticati
  • Leadership democratica – Dove il leader conduceva il gruppo in modo partecipativo; consultava costantemente i membri del gruppo; le decisioni erano discusse e condivise; la divisione dei compiti veniva stabilita di comune accordo; più che fare il comandante, il leader faceva da guida
  • Leadership laissez-faire – Dove il leader non era un vero e proprio direttore; ma lasciava che ciascuno agisse per conto proprio, stabilendo da solo anche gli obiettivi così come i diversi compiti; i partecipanti erano liberi di fare e di creare in libertà

I risultati dimostrarono che:

  • La leadership autoritaria si lega a decisioni rapide ed a chiarezza di strategie; la produttività standard è elevata; ma i partecipanti sono aggressivi tra loro; quando il leader si allontana, il gruppo tende a bloccarsi
  • La leadership democratica si lega a un processo decisionale più complesso; la produttività è quantitativamente minore che nel gruppo autoritario, ma risulta migliore come qualità; l’aggressività è minima; quando il leader si allontana, il gruppo continua tranquillamente nelle sue attività.
  • La leadership laissez-faire offre libertà creativa; ma il gruppo è poco produttivo e poco cooperativo; l’aggressività è contenuta; quando il leader si allontana, il gruppo tende a disperdersi

Naturalmente questa ricerca è stata poi ripresa, amata o contestata, interpretata con chiare allusioni politiche (dittatura, democrazia, anarchia…). Io la ritengo una lucida e pionieristica analisi tutt’ora applicabile ai nostri contesti quotidiani.

E’ importante sapere all’interno di quale gruppo ci troviamo, oppure quale tipo di “leadership” stiamo applicando, questo in primis per una nostra consapevolezza, ma anche per non stupirci poi dei risultati.

…E voi, cosa ne pensate?

 

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