…una milanese a Parigi…

Ci sono alcune città che a mio avviso sono magiche e una di queste è Parigi, luogo che ho amato da quando ero piccola e che per troppi anni non ho più visitato. La cronaca di questi ultimi mesi come sappiamo ha fatto parlare molto di questa città. Come dicevo erano anni che non tornavo e mi sono trovata davanti ad una città non poi così diversa da quella che ricordavo. La sua grandeur, i suoi imponenti ponti accanto a piccoli e graziosi bistrot, ristoranti etnici e limagee brasserie affascinanti. Il cielo in questi giorni era molto grigio, obiettivamente sembrava autunno, un periodo difficile tra vari scioperi e manifestazioni e la Senna esondata. Questo ultimo evento e’ stato oggetto di telegiornali, media, turisti curiosi (alcuni dei quali ci sono pure finiti dentro!) e anche molta solidarietà da parte dei locali nei confronti dei residenti nella zona che si vedevano le proprie abitazioni allagate. Per le strade molte etnie diverse, turisti da tutto il mondo… Un gran traffico, caotico per i mezzi in tilt, ma anche molta allegria. Tristi pensieri quando entrando nella Gallerie Lafayette e in altri stores mi hanno controllato la borsa e sono passata attraverso i controlli del metal detector per vedere due camicette in cotone. Ormai qui è normale ma per noi è – forse per fortuna – ancora strano… Tanti visi, generazioni diverse di immigrazione, in comune una città. Confesso che per le strade non ero del tutto rilassata, ero più vigile del solito, ma nello stesso tempo felice di essere qui, di respirare questa aria diversa, sempre un po’ misteriosa…enigmatica come il sorriso di una signora che tutti conosciamo che proprio “vive” qui !

L’allattamento, ed è ancora polemica…


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Ci sono argomenti che periodicamente diventano oggetto di polemica ed uno di questi è l’allattamento al seno materno. Recentemente una ragazza ha allattato in un ristorante, ha postato l’immagine e da qui si sono scatenate le due fazioni opposte, gli accaniti sostenitori “tetta Forever fino ai 18 anni” e gli indignati imbizzarriti che hanno urlato allo scandalo! Ma la cosa più incredibile e’ che le più infervorate siano proprio state le donne. Premettiamo che mi verrebbe da dire: “dopotutto sono affari della signora xy e di cosa faccia al ristorante col suo pupetto, visto che non disturbava nessuno”. L’argomento è spesso dibattuto. Sappiamo che, quando si può, e’ meglio allattare per molte ragioni, gli anticorpi del piccolo in primis, il giusto nutrimento, le eventuali allergie, un sereno sviluppo del piccolo e del bonding con la sua mamma. Si tratta di una relazione unica ed esclusiva dove nessuno ha il diritto di intromettersi o di dare consigli. Poi ci sono le mamme che non possono allattare per questioni di salute o perché hanno avuto altri problemi, o semplicemente perché “non ci riescono”, in questo caso l’industria alimentare ha provveduto a creare prodotti moderni e di adeguato supporto, come la prima categoria nessuno ha il diretto di giudicarle. Nella nostra società si è liberi di scegliere quali delle due strade percorrere, non c’è un merito in nessuna delle due decisioni. Di fatto spesso e’  la natura stessa che decide… Non trovo che ci sia nulla di male ad allattare ad un ristorante, se viene fatto con educazione. Ostentare non è simpatico e, come tutte le cose, va fatta con equlibrio. Ma ci sono molte e altre continue forme di cafonaggine ben più fastidiose sulle quali nessuno apre bocca! Accanirsi contro chi allatta in pubblico non ha senso, alcune persone lo fanno con riservatezza e con rispetto e non c’è niente di male. Le questioni contro le quali infiammarsi sono altre, la maleducazione impera ovunque, a partire da email spesso scortesi e arroganti, gente che urla nei cellulari, che non ti guarda in faccia mentre gli parli o che non si alza sui mezzi davanti a donne in evidente dolce attesa! ..Su questa questione, a mio avviso, c’è poco da dire, semmai sarebbe da gioire in primis per il piccolino che in quel momento, tanto giudicato, e’ la persona più felice del mondo e a lui di tutto questo dibattito non importa nulla!

La giungla delle compagnie telefoniche

Cercavo una compagnia telefonica per il traffico dati di una persona a me vicina perché Tim ha un ko tecnico e non le può garantire l’adsl di cui aveva bisogno. Mi sono offerta di aiutarla avendo più la mano su queste cose e sono magicamente finita nella giungla delle compagnie telefoniche e ho scoperto un mondo. Forum, pagine Facebook, blog di gente truffata, class actions, addebiti illegali e risposte bizzarre da call center imbarazzanti o fantasmi. Ma stiamo scherzando? All’inizio pensavo che fossero gli utenti un po’ troppo incattiviti, forse non accurati nel leggersi le clausole, ma poi ho fatto l’esperimento di prendere in prova un device per il collegamento Internet per trovarmi in due giorni un addebito ingiustificato di 8 euro. Me ne accorgo subito, vado a leggere e trovo decine di persone truffate che non se ne erano però accorte per tempo con bollette stratosferiche e risposte imbecilli da parte dell’azienda erogatrice del servizio. Non vi dico la faccia della commessa quando si è vista restituire il device dopo solo due giorni di utilizzo. Un misto di stupore e rabbia non ovviamente per ciò che mi era successo, ma perché me ne ero accorta velocemente. Da qui e’ iniziata la ricerca frenetica per una linea dati seria e ho scoperto che se per caso scegli la compagnia sbagliata e non hai abbastanza informazioni rimani pure ingabbiato in abbonamenti pluriennali. Prima ancora di verificare se effettivamente il servizio funziona, peggio delle zecche si attaccano al tuo conto corrente bancario, numero che ti chiedono dopo il codice fiscale dopo il “buongiorno in cosa posso esserle utile?”. E non parliamo dei numeri verdi che chiami per le offerte di vendita ma che se poi hai un disservizio diventano 199. Chiamo allora un’altra compagnia nota per la fibra, per sicurezza contatto due fonti diverse e ognuna mi dice una cosa differente ma soprattutto mentono sulle formule contrattuali dicendomi prezzi sbagliati al fine di farmi sottoscrivere l’abbonamento più caro! Ed ero davanti alla loro pagina web! Pazzeschi! Senza pudore! Che vergogna. Ora diciamocelo senza Intenet, soprattutto se vivi o lavori in certi ambienti non puoi stare e trovo veramente scandaloso che possano sussistere certi imbrogli. Ora non so più a chi rivolgermi dopo quanto ho letto, le fregature sembrano essere sempre dietro l’angolo, linee che non funzionano, clausole non richieste che si attivano e i rimborsi quasi un miraggio. Ma che mondo è questo?  Spero di ricredermi…nel frattempo la persona che ho cercato di aiutare e’ tutt’ora senza connessione… E il ko tecnico rimane un mistero irrisolto!

Festa della Maggiolina 2016

In questo momento 21 maggio, è in corso la festa della Maggiolina a Milano. Si tratta di un appuntamento che si svolge ogni anno. Si inizia con una corsa/maratona non competitiva per 4 km a cui partecipano tutte le famiglie anche non necessariamente atletiche. La destinazione è la scuola di Viale Brianza dove si svolge una vera e propria festa con banchetti, salsicce e musica! La parola d’ordine è “amicizia”! Qui si trovano famiglie appartenenti a culture, religioni, etnie molto diverse e condividono libri, sapori e tradizioni dei loro paesi. I bambini giocano tra di loro e i genitori hanno modo di scoprire e condividere gusti e curiosità di paesi lontani. Unica nota non positiva il traffico durante le corsa. Nonostante alle macchine si fosse richiesto di fermarsi, varie spazientite hanno cercato di passare ugualmente o hanno iniziato a suonare con rabbia il clacson. La corsa non è durata tanto tempo e il traffico veniva bloccato solo a tratti per al massimo 5 minuti. Un po’ di pazienza e civiltà non guasterebbe, specie quando si vede che ci sono dei bambini… 

Oggi a Milano il Militalia

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Come ogni semestre oggi e domani, 14 e 15 maggio 2016, a Milano, nello spazio espositivo di Novegro si svolge il Militalia. Per chi non sapesse di cosa si tratta, è la fiera del collezionismo militare. Qui si incontrano appassionati un po’ di tutto quello che riguarda questo mondo. In passato erano presenti soprattutto collezionisti, si mischiavano pezzi originali storici anche di  elevato valore a copie da pochi euro. Ora è sempre più difficile trovare pezzi da collezione a un buon prezzo che siano contemporaneamente originali. Non ci sono quasi più modellini da costruire. Molte sono le ricostruzioni storiche ed è bizzarro vedere crocerossine e militari di fazioni opposte sorseggiare amichevolmente birre assieme. Grande è la parte dedicata agli abiti camouflage, zaini e look mimetici dove uomini, donne e bambini acquistano pantaloni e t-shirt con le più moderne fantasie americane.

Interessanti anche i padiglioni secondari, da un lato le associazioni di categoria, storiche, volontari come i carabinieri e la X Mas, dall’altro le dimostrazioni di arti marziali, per le quali si sono esibiti alcuni gruppi di preparazione differente. Alcuni sicuramente validi, altri proprio no: incerti e banali. Un po’ fastidioso l’atteggiamento nei confronti delle donne alle quali offrono corsi “speciali” come se si fosse pavide creature che hanno bisogno del programma dedicato… ma si sa è marketing e gli stereotipi sono questi.

Un padiglione che è diventato enorme è quello dedicato al softair, la gadgettistica qui ampissima, armi ad aria compressa, divise di tutti i tipi, accessori tecnici (dagli occhiali anti pallini di plastica ai gps più moderni). Questa parte è contraddistinta da un tone of voice molto diverso da quello che e’ stato in questi anni il Militalia… musica forte, famiglie con bambini super accessoriati, ragazze pluritatuate e spazi dedicati al tiro.

Particolarmente bello il discorso che è stato fatto all’apertura della Fiera da parte del colonnello Arno’ che ha ringraziato le forze militari che quotidianamente difendono il nostro territorio da tutti i punti di vista. Ringraziamento che stride un po’ con alcuni personaggi un po’ esaltati vestiti da Rambo che si aggiravano tra le file degli stand.

Esternamente erano presenti alcuni mezzi militari, in particolare spiccava un tank Canadese parcheggiato tra delle truppe di soldati della seconda guerra mondiale.

Cosa dire nel complesso? Sicuramente da visitare se piace l’argomento, la parte storica offre anche testi e oggetti che appartengono al nostro passato e che possono aiutare a vivere la storia in maniera meno didascalica, e’ anche divertente vedere la gente che per un giorno esce di casa vestita anni ’30 e per chiudere il cerchio sul genere femminile… le donne  pagano un prezzo ridotto come i bambini!

Sofia, una bellissima scoperta!

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“Ma dove andrai in questi giorni di vacanza?” “In Bulgaria, a Sofia”. E da qui una serie di facce sorprese, piuttosto perplesse con commenti più o meno cinici… E battute varie e nemmeno troppo cortesi! In realtà ho scoperto una città molto interessante da vari punti di vista. Prima di tutto la cultura. Musei curati, scavi a cielo aperto tenuti bene, valorizzazione delle origini trace. I mezzi pubblici funzionano, le metro non sono scarabocchiate e nemmeno i manifesti culturali. Ci sono molti contrasti si passa da palazzi liberty a casermoni comunisti, da vie con baretti cool a strade sgarruppate con condizionatori e parabole a vista. Molte le chiese cristiano ortodosse, che si affiancano a leoni e colonnati di matrice marxista. Varie le aree verdi, tanti i papaveri! La cucina ha grandi rassomiglianze con quella greca, buona, speziata. I prezzi sono ottimi e con 20 lev pari circa a 10 euro si può avere una cena eccellente. L’alfabeto cirillico e’ stato usato per la prima volta qui e non in Russia come credevo! I dintorni sono molto verdi, scarsamente abitati, zero inquinamento. Oggi una gentile guida locale ci spiegava che è una città sicura, poco ambita perché non ricca e con una qualità della vita buona. Dunque sono contenta di non aver scelto una meta tipica turistica come mi suggerivano ma di aver provato a seguire una strada diversa e sono rimasta piacevolmente sorpresa! Ve la consiglio!

Andiamo a correre?

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“E’ arrivata la primavera, tesoro, è giunto il grande momento che tu aspettavi da tutto l’inverno: andiamo a correre!”, “Ma sei fuori? No dai mi viene un infarto e poi vado già in palestra…poi l’aria di Milano…”. “Non è la stessa cosa e poi non vorrai essere ciccia bodrilla?”… Dopo una serie di complimenti vari, mi vedo quasi costretta, si va a correre! Del resto anche a Milano ci sono i parchi e non ho più scuse.

Diciamo che non ho mai amato particolarmente correre, però, si sa che faccia molto bene: il cuore, la circolazione, i muscoli, la respirazione, oltre ovviamente alla linea fisica, ecc. Perfetto pronti e via si parte venerdì sera, destinazione parco. Ovviamente sono coperta come se fossi in siberia, perchè non vorrei mai che la fresca brezzolina mi facesse venire la tracheite, per cui bomberino, tuta da ginnastica, sciarpa, marsupio con dentro tutto (così mi pesa una tonnellata) e app con il contapassi per vedere dove riesce ad arrivare il mio sforzo atletico.

Chiaramente arrivo al parco già stanca, sudata per la giacca imbottita e con un crampo al piede destro. Certo non posso fare questa figura, ne va della mia dignità personale e inizio quella che a mio avviso è una corsetta, anche se sembra di più la moviola di Alberto Sordi.

Dopo il primo giro del parco mi attacco alla fontanella, ossia al “dragone verde” e bevo come se non lo facessi da anni, mentre lui bello atletico (non so da dove attinga le sue risorse!) come se niente fosse non sembra minimamente dare cenni di stanchezza. Comunque vi risparmio la descrizione del mio aspetto dopo i giri successivi, dire che sono uno straccio è troppo poco, il trucco residuo sciolto, ho perso l’elastico della coda e sono arruffata e il piumino è diventato una muta da sub, ma la cosa divertente è chi si incontra nel tragitto.

  1. La coppia di amici iper-atletici che vanno a correre, solitamente vestiti in maniera piuttosto sciatta, in canotta e braghetta corta (ma come fanno, muoio solo a vederli!), tutti lucidi e sudati che – nel tempo in cui io ho percorso più o meno 200 metri – hanno già fatto il giro del parco due volte, loro corronno veramente e riescono a parlare tra di loro, io non capisco come possano ossigenarsi, visto che io dopo la prima parola vengo colta da un attacco d’asma e cerco di conservare il fiato per il passo successivo. Ogni tanto uno dei due sparisce, forse per collasso? No, ma va! sta facendo il percorso salute e gli addominali sul prato…Mi chiedo se siano professionisti o bionici.
  2. Il solitario cuffiettato, lui invece è tutto azzurro, come il principe, diciamo un principe un po’ sintetico, ha degli inserti fluo, ed ascolta musica. E’ molto serio, sguardo nel vuoto, concentratissimo, serissimo. Può essere anche di sesso femminile, in tal caso cambia la colorazione ed è fuxia, non si ferma, non beve, non parla, non ha cellulite, non ha pancia, corre o rotea le braccia con un movimento composto e rigenerante.
  3. Le amiche di mezz’età con il pantalone da ciclista, gamba a tronchetto un po’ corta, maglietta bianca, ecco loro hanno un ritmo più meno simile al mio (sarà per una questione anagrafica?), capello corto non molto pulito con mèche giallognola o melanzana, scarpa unbranded e però a differenza mia riescono a chiacchierare tra di loro. Spesso alternano la corsa ad una camminata veloce. Parlano di lavoro forse, comunque due passi se li concedono e dunque sono da ammirare
  4.  Il gruppo di giovani ragazzine, ecco loro impeccabilmente vestite da corsa, non corrono perchè sono troppo prese a guardare lo schermo dello smarphone, procedono rigorosamente in riga, hanno la coda di cavallo, t-shirt e felpa rosa o bianca, chewingum e talvolta cuffietta collegata al telefono. Di fatto non corrono altrimenti perdono il whatsapp e si confonde loro la vista!
  5. Ed infine… loro: i passeggiatori di cani, sono i più belli, si ritrovano in gruppo e si complimentano a vicenda parlando dei reciproci calori con gioia e stupore. Una parte è reclusa nell’area “dog”, l’altra è in giro con il quadrupede, ma la cosa più esilerante è quando passi accanto a loro in quanto solitamente il cane inizia ad abbaiare di botto, per cui se non ti è venuto un infarto per la corsa, ti viene per il cane che cerca di inseguirti se non fosse per il padrone che – se ti va bene – ha uno slancio fenomenale e recupera il guinzaglio prima che la feroce creatura  ti azzanni il polpaccio! Infatti non è mai il cagnolino con l’occhio languido quello che ti abbaia nell’orecchio destro, ma solitamente il rottweiler o il boxer, ma non quello buono che postano le mie amiche su Facebook, quello con il muso cattivo, l’occhio iniettato di sangue e il bavone! Ecco lui mi fa compiere lo slancio finale, il canto del cigno, quello che mi fa dire: “tesoro abbiamo corso abbastanza, possiamo tornare a casa prima che tu resti vedovo?”!

Dopo questa salutare esperienza, sono distrutta, un’ora è trascorsa, anche se di fatto sono orgogliosa di me perchè non mi sono accasciata subito sulla panchina, guardo il contapassi e ovviamente ho fatto un chilometraggio ridicolo che però, per me, è pazzesco e torno a casa, pronta a farmi una doccia e soprattutto a scofanarmi una pizza cinese che mi ripagherà della fatica, del resto un po’ di calorie le avrò pur bruciate, no?

Come mangia una milanese?

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Secondo me in maniera folle… anche se poi ci saranno ovviamente le eccezioni e sicuramente delle ottime cuoche!

La milanese più trendy prima di tutto ha un abbonamento ad un servizio di frutta o verdura a domicilio, biologico o a km zero. Io ho provato per un po’ di tempo quello a km zero, in effetti il sapore era buono, ma alla sesta volta che mi hanno portato le erbe di campo e la barba del prete, con alcuni ceppi di ranuncoli mi sono stufata di brucare, oltre al fatto che la cassa a casa mi andava a male, dunque c’era la corsa per cucinare tutto prima che mi marcisse sul balconcino (in estate poi la sfida era anche peggiore vista la temperatura) e se vedo i vermi urlo e svengo.

La mattina, la milanese, prende il caffè per affrontare la giornata, sia in tazza grande, piccola, bicchierone o altro, comunque è irrinunciabile. Si può affiancare qualche biscotto, oppure la brioche burrosa e lucida per le più temerarie. Senza questo non potrai mai iniziare la giornata, ho provato anche con quello d’orzo, dopo due settimana di brodaglia nerognola ho deciso di abbandonarlo, troppo triste e deprimente, ma soprattutto rischiavo l’addormentamento in tram.

Tutti i dietologi consigliano di fare uno spuntino a metà mattina, per essere sana la prima idea è di portare qualcosa come la frutta, tu lo fai un paio di volte, ma la puzza di banana è fastidiosa, il mandarino ancora peggio e devi sputare i semini, il finocchio scricchiola e la mela diventa nera per cui rimane solo la terribile macchinetta, irresistibile con patatine e pasticci vari, per carità sfiziosa, però ecco, lontana dalla macedonia consigliata dai dietologi. Ogni tanto qualcuno in ufficio festeggia e se viene dal sud ti porta la Cassata, se viene dal nord la Sbrisolona, ma intanto è un diversivo e quindi speri sempre che ci sia un compleanno in giornata per sfuggire alla macchinetta e alla frutta annerita in borsetta!

Ore 13, finalmente pausa pranzo, la milanese tipica mangia la “schiscetta” davanti al pc, abitudine poco salutare, triste e ingobbente, specie per i vicini di scrivania che sentono odore di minestrone di cavoli, le più allegre cercano un bar-ristorante sotto l’ufficio che se sei fortunata ti costa in media 12 euro, l’offerta è ampia: finti etnici, dosi da nouvelle cuisine e lì puoi decidere di essere sana, anche se i menu si assomigliano tutti: pizza gommosa, rigatoni alla norma, pollo al curry (con poco pollo), insalata di polipo (senza polipo), arrosto di plastica, purè di segatura o patate crude, tofu al nulla tostato con salsa di noci, 1 cm di caffè alla cicuta. Ti alzi ancora sazia, ma decisamente più povera e torni in ufficio per il resto della giornata con un langurino ancora non spento.

Della merenda non parliamo, qui si ricade nella trappola della macchinetta…oppure si va a prendere un gelato in estate, ma raramente, non c’è tempo per la meranda, si salta e punto e poi ingrassa, anche se il dietologo dice di no. Puoi in compenso berti i famosi due litri d’acqua, utili per tutto, sperando che ti spengano il languorino del pranzo, di fatto ti costringeranno alla toilette in continuazione.

Arriva la sera, se non partecipi ad un happyhour a base di scarti del pranzo del bar, vai di corsa verso casa, passi davanti al supermerato – dai un’occhiata, coda alle casse – “no ti prego, vado a casa qualcosa ci sarà…” e come ben ricordavi il frigorifero è rigorosamente vuoto, dunque passi al reparto surgelati, se ti va bene c’è un sughetto, un panzerotto o una carpa ghiacciata, altrimenti devi proprio applicarti e decidi di prepararti qualcosa di rapido tipo una pastasciutta volante o una fettina di pollo triste alla griglia. Se hai dei figli va meglio, l’istinto di maternità, unito a quello di sopravvivenza, ti fanno ritrovare in fondo al freezer la cremina nel tupper surgelata, quella verde che solitamente il pupo ti sputa e tu disperata mangi con tanto di puccetta perchè non accetti questa terribile sconfitta!

Detto questo direi che la giornata alimentare può finire qua, salvo che tu non sia così coraggiosa da osare la tisana, quella con raffigurato il Buddah, rilassante e rigenerante, con ginger e liquirizia, che di solito, ancora una volta, è finita o è scaduta o – se riesci a prepararla – finisce al suolo grazie all’affettuosa spinta…del gatto!

 

Avventure Pasquali: il car sharing in una serata di pioggia…

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Attendiamo con ansia qualche giorno di vacanza e come vuole la tradizione, anche questa volta…piove! Diciamo che  un classico, di quando si ha finalmente qualche giorno di relax, è essere colpiti da raffiche di pioggia! La siccità è uno dei principali problemi di questi anni, ma non temete, se avete qualche giorno di vacanza, il cielo si aprirà!

Dunque qualsiasi programma o gita fuori porta viene tristemente annullato e sostituito da soluzioni cittadine, in una Milano che praticamente è mezza deserta perchè i fedeli della montagna non demordono e si infilano in code chilometriche pur di fuggire.

Naturalmente a questo punto scatta il programma alternativo e la cosa migliore è organizzare una cena con amici ad un ristorante etnico.

Visto il tempo, troveremo parcheggio? Probabilmente sì perchè appunto la città si è svuotata, ma nel dubbio, prendiamo una piccola auto a noleggio, un’Enjoy. All’andata tutto bene, l’auto è quasi sotto casa, funziona perfettamente, sterzo morbido, scattante, con 3 euro ci risolviamo molte noie. Al ritorno pensiamo di usare la medesima soluzione, il tram ovviamente non passa e la pioggia aumenta, però purtroppo non ritroviamo l’adorata 500, ma prenotiamo un’auto della concorrenza, quella più piccola e tecnologica, ma meno economica.

Prima di tutto saliamo in macchina, controlliamo che non ci siano danni, ma ovviamente con un’acqua torrenziale non si vede nulla, si accende uno schermo accecante dove sono citati più o meno mille graffi e danni, obiettivamente l’inventario a questo punto non e’ fattibile e ci fidiamo che i problemi siano solo quelli.

Non entra il cambio automatico, ma solo quello manuale, che non è un vero manuale, bensì un’orrenda soluzione ibrida, ma a questo punto ormai siamo dentro e non si può fare altro visto che anche il meteo non è dalla nostra parte. La macchina sembra non accendersi, ma facciamo qualche tentativo, mi imputo la colpa della non partenza e alla fine ci avviamo, rotta verso casa, si accendono nel frattempo mille spie sul cruscotto compresa la temibile chiave inglese, non e’ un bel segno, ma si tratta di pochi chilometri per qui pensiamo di proseguire.

Dopo alcuni metri, tra scricchiolii sinistri la macchina si ferma, ovviamente col semaforo verde, dietro tutti suonano, una pioggia infernale… e ora? Panico! Premo il pulsante SOS, mi risponde un ragazzo gentile che mi dà un consiglio geniale, spegnere e riaccendere il motore, per altro azione fatta da me più volte, ma con lui magicamente funziona e finalmente riusciamo a ripartire, colgo l’occasione per snocciolargli tutti gli altri problemi dell’auto e ricomincia il viaggio, ovvio con l’ansia che si rispenga e che ci abbandoni sotto il diluvio.

Finalmente arriviamo sotto casa, troviamo un parcheggio e iniziamo la procedura per chiudere il noleggio, compare la terribile scritta “non è possibile terminarlo perchè non c’è la connessione” o una cosa del genere, “si consiglia di cambiare posto”, ecco non è proprio facilissimo cambiare parcheggio, di domenica sera, con la pioggia. Comunque seguiamo le istruzioni, ne troviamo miracolosamente un altro  e ricominciamo da capo,  ancora la stessa scritta, niente, non gli piace nemmeno il secondo. A questo punto richiamo il servizio SOS, ormai penseranno sia deficiente io e mi rispondono che devo spegnere e riaccendere il motore (diciamo che è il loro consiglio preferito) e che comunque loro non possono terminare il noleggio, devo chiamare un numero fisso. Inizio ad essere veramente stufa. Chiamo il nuovo numero, a pagamento chiaro e finalmente, dopo un po’ di attesa, riusciamo a sbloccare il tutto e ad abbandonare il terribile mezzo. Sono stressatissima e sudata, finalmente sta smettendo di piovere, è stata un’esperienza angosciante! Mi è arrivata pure la fattura di quasi 10 euro ossia ho speso tre volte in più rispetto all’andata con un viaggio da incubo. La prossima volta farò una cena a casa! O in alternativa prenderò un taxi…oppure l’adorata macchinina rossa!

Riflessioni sulla leadership moderna

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Tutti noi abitualmente interagiamo con altre persone, tranne che in alcuni momenti di selvaggia misantropia: in famiglia, sul lavoro, nell’ambito delle amicizie o se pratichiamo degli sport. Abbiamo quotidianamente contatti con dei gruppi grandi o piccoli. E’ stato osservato dagli psicologi sociali che all’interno di organizzazioni e nei gruppi si possono creare differenti dinamiche e che ne emerge sempre un capo, una guida. Essere dei bravi leader non è facile e anche la definizione di bravura può essere fuoriviante: sei abile perchè ottieni degli ottimi risultati dal tuo gruppo o perchè il tuo gruppo è soddisfatto di averti come capo?

A questo proposito vorrei condividere lo studio di un psicologo e filosofo prussiano Kurt Lewin (1890-1947) che ha insegnato all’Università di Berlino. Lewin è molto conosciuto presso gli esperti del settore, ma meno dalla gente comune.

A mio avviso il suo apporto, che risale agli anni ’30, è stato molto interessante. Egli si è espresso su tematiche come: le dinamiche di gruppo, i comportamenti organizzativi, i consumi.

In particolare ha pubblicato la sua ricerca più nota nel 1939, con Ronald Lippitt e Ralph White. Il suo studio è stato fatto su una squadra di boy scout divisi in tre gruppi gestiti in maniera differente, ossia secondo la:

  • Leadership autoritaria – Dove il leader dirigeva il gruppo in modo autocratico; tutte le decisioni erano centrate su di lui; definiva che cosa si deve fare, come e quando; non si consultava con i membri del gruppo, che erano continuamente valutati e criticati
  • Leadership democratica – Dove il leader conduceva il gruppo in modo partecipativo; consultava costantemente i membri del gruppo; le decisioni erano discusse e condivise; la divisione dei compiti veniva stabilita di comune accordo; più che fare il comandante, il leader faceva da guida
  • Leadership laissez-faire – Dove il leader non era un vero e proprio direttore; ma lasciava che ciascuno agisse per conto proprio, stabilendo da solo anche gli obiettivi così come i diversi compiti; i partecipanti erano liberi di fare e di creare in libertà

I risultati dimostrarono che:

  • La leadership autoritaria si lega a decisioni rapide ed a chiarezza di strategie; la produttività standard è elevata; ma i partecipanti sono aggressivi tra loro; quando il leader si allontana, il gruppo tende a bloccarsi
  • La leadership democratica si lega a un processo decisionale più complesso; la produttività è quantitativamente minore che nel gruppo autoritario, ma risulta migliore come qualità; l’aggressività è minima; quando il leader si allontana, il gruppo continua tranquillamente nelle sue attività.
  • La leadership laissez-faire offre libertà creativa; ma il gruppo è poco produttivo e poco cooperativo; l’aggressività è contenuta; quando il leader si allontana, il gruppo tende a disperdersi

Naturalmente questa ricerca è stata poi ripresa, amata o contestata, interpretata con chiare allusioni politiche (dittatura, democrazia, anarchia…). Io la ritengo una lucida e pionieristica analisi tutt’ora applicabile ai nostri contesti quotidiani.

E’ importante sapere all’interno di quale gruppo ci troviamo, oppure quale tipo di “leadership” stiamo applicando, questo in primis per una nostra consapevolezza, ma anche per non stupirci poi dei risultati.

…E voi, cosa ne pensate?