A breve ne parleranno tutti i Servizi con teorie più o meno bizzarre. Di fatto chi ha voglia di tornare dalle vacanze? Nessuno! Come mi disse un’amica qualche tempo fa con voce amareggiata: “del resto è così per tutti, non abbiamo alternative”, un pensiero triste, forse la consolazione del “mal comune mezzo gaudio”. Ma perché è così un trauma per la maggior parte delle persone? Solo perché siamo una massa di svogliati che vorrebbe stare solo spalmata al sole o di curiosi viaggiatori con una folle voglia di evasione? Da cosa fuggiamo? La realtà, secondo me, è che spesso manca la felicità nella nostra quotidianità e questo non va bene. C”è il lavoro (per i fortunati che lo hanno) che spesso è una fonte di stress (non averlo è peggio comunque), i doveri familiari, una città che ci attende che non offre tramonti da cartolina, ma deve esserci anche un momento quotidiano da dedicare a noi stessi. Bisogna trovare interesse in ciò che si fa, altrimenti cambiare qualcosa. Se si conducesse una vita con un sentiment un po’ più positivo anche le vacanze sarebbero meno un miraggio e le giornate migliori…insomma il rientro in un contesto visto con occhi più allegri, qualche incentivo o sogno può essere meno drammatico se non piacevole.
Autore: Arieccomi
Il segreto per avere più click
… Posta l’immagine di un cucciolo, un video con dei micini, occhi languidi di un cagnolino o cuccioli di gufetti! Proprio così puoi scrivere teorie sui massimi sistemi, ma non avrai mai tanti likes, metti un cucciolo con occhi grandi e aria da peluche e trovi il successo. Del resto non è una novità, i testi di adv ne parlano da sempre. Sappiamo che è legato anche al nostro istinto e quindi non è poi così insolito e meno male che esiste ancora un lato di umanità. E proprio in questi anni è molto significativo il successo che sta avendo la pet therapy. Nel 1981 negli Stati Uniti nacque la Delta Society, che per prima si occupò di indagare gli effetti terapeutici della compagnia degli animali: questi rappresentarono poi i primi passi verso la scoperta e il riconoscimento della pet therapy che, come sappiamo, ha effetti ottimi per varie patologie psicologiche: ansia, depressione ma anche autismo e molte altre necessità.
Fu uno psichiatra infantile Boris Levinson, nel 1960, a verificare per primo quanto fosse effettivamente terapeutico il contatto con gli animali. È stato provato che gli animali abbassano i livelli di ansia e stress, possono ridurre problematiche legate all’umore, trasmettendo calore e affetto. Gatti e cani sono fra gli animali più utilizzati, insieme a cavalli, delfini e asini. Molti centri usano anche coniglietti, utili spesso con i bimbi più piccoli che possono essere spaventati, o pappagalli. Il tatto, l’accudimento, l’intermediazione di un operatore specializzato riescono poi a completare il tutto. Animali che danno amore e a cui dedicarsi è tutto ciò è molto bello. In una società in cui siamo tutti sempre molto stressati forse abbiamo bisogno semplicemente di questo, di recuperare un po’ di affettività, di dedicarci a un cucciolo di abbassare le “barriere” e da qui inconsciamente parte l’attenzione alle tenere immagini dei social media…e scatta il click!
La cronaca splatter
È ormai da alcuni anni che rifletto sullo spazio che viene dato alle notizie di cronaca nera nei nostri telegiornali. Evidentemente i nostri concittadini richiedono questo tipo di informazione, ma non ne condivido lo stile. Alcuni dettagli e accadimenti vengono raccontati in maniera cruda, eccessiva, mi permetto di dire, sin morbosa. Notizie tremende, con particolari molto pesanti che, tuttavia, sembrano non soddisfare molti curiosi, che addirittura integrano tutto ciò con degli “approfondimenti” e fanno dei veri e propri pellegrinaggi nei luoghi delle sciagure per visitare di prima persona queste zone. Sarà per semplice curiosità? Un modo per espiare la paura? Sintomo di una potenziale malattia mentale? Non so, ma non mi piace, anzi lo trovo proprio tremendo e di pessimo gusto. Leggendo le notizie date dai media stranieri è presente una piccola parte dedicata alla cronaca, ma ci sono anche notizie diverse, internazionali, di approfondimento, meritevoli di lettura. Non è necessario dare sempre e tutti i dettagli. Da noi, a mio avviso, no – troppe volte non funziona nello stesso modo. Il ciclo della news si comporta così: passo numero uno arriva la notizia macabra (con particolari nei Tg a volta da horror che lo rendono invedibile in famiglie con minorenni), step due approfondimento inutile (ripresa, documentari ad hoc con voci concitate e dettagli più o meno splatter) step tre la presa di posizione, a volte c’è anche lo step quattro con parere del politico di turno – ma lasciamo perdere questo ultimo passo. la presa di posizione è incredibile poiché riesce ad essere illogica “passando dalla parte del colpevole” perché…? Perché non è colpa sua – ma della società, del contesto in cui è vissuto, della scuola che non lo ha capito, della famiglia che lo ha respinto o della moglie che lo ha mollato e del datore di lavoro che non lo ha ricompensato, della destra, della sinistra e di Internet – e così si crea la neo-vittima di una società che lo ha costretto a compiere “l’atto estremo”… E mentre ci si perde dietro a questo strano film romanzato, leggo due notizie su Twitter di Le Monde a cui nessuno accennava e che di fatto, secondo me, sono più interessanti…e la cosa più incredibile è che di questa nostra notizia locale un po’ noir, romanzata, sulla quale tutti hanno detto la loro (criminologi, psichiatri, opinionisti e tuttologi), pluriraccontata – altrove – non vi è traccia!
Il trend “Made to measure”
Dopo anni di omologazione e mancanza di distinzione si sente la necessità di essere/avere qualcosa di diverso. Moda, profumi, make-up, hairstyling hanno sempre seguito alcuni canoni molto precisi pur nelle loro singole varianti. Da qualche hanno ho notato un fenomeno ben preciso: la personalizzazione. Ossia il desiderio di “customizzare”, per usare un linguaggio informatico – o “costruire su misura”, per evocare l’antica sapienza sartoriale. Lo si vede nell’ambito della moda (e non solo nel mondo-sposa), in quello delle calzature artigianali e dei profumi – adorabile poter costruire la propria fragranza, ma anche negli accessori: gioielli, borse costruite o “assemblate” secondo il proprio gusto personale. Decorazioni, particolari, Tattoo, dettagli piccoli o grandi, l’importante è che siano pensati da-per me, che siano “Made to measure”. Anche nei trattamenti estetici puoi scegliere il “tuo” pacchetto, andare in palestra ed essere seguito dal “tuo” personal trainer per poi concederti una cena rilassante e scegliere nel menù il sotto-menù, la “tua variante”. Addirittura bibite e creme spalmabili possono portare il “tuo” nome! Forse è un semplice desiderio di distinzione, oppure un bisogno più profondo di accudimento o di attenzione, di fatto è piacevole avere quel qualcosa in più, “dedicato a me”.
Le immagini vincono
Già proprio così. E non mi riferisco alla solita tiritera noiosa sulla “società dell’immagine” oggetto di critiche versus l’integrità interiore. Ma alle immagini vere e proprie! Sempre di più la comunicazione vincente e’ proprio questa. Poche parole, d’impatto, belle immagini e fotografie o video impattanti. Sempre di più sarà usato questo linguaggio. Video
messaggi, video call, video notizie, reportage. Video accessibili a tutti, una volta erano per un’élite, ora la maggior parte di noi può fare un video amatoriale e spedirlo rapidamente. Per non parlare delle foto che in un click, con due ritocchi, diventano capolavori d’arte contemporanea. Le compagnie telefoniche lo sanno bene infatti ormai fare una telefonata costa poco – tanto non ci si parla, un sms generalmente e’ gratis, mandare un mms costa di più (ammesso che ci sia ancora chi li usa), ma su cosa guadagnano? Sul traffico dati! Le immagini, i video sono emozionanti, coinvolgono più sensi, hanno poche interpretazioni e permettono una comunicazione immediata. Proprio nel nostro periodo storico dove il tempo e’ percepito come sempre più prezioso, avere uno scambio istantaneo e’ fondamentale. Se non hai il Wi-Fi sei rovinato! E così crescono i social basati sulle immagini, YouTube, Instagram…si parla con Skype anche se cade la conversazione 8 volte o su FaceTime, si creano community di condivisione come chat su whatsapp. Il messaggio parte, spesso è da consumare in un attimo, assimilare velocemente, deve emozionare far ridere o piangere, a volte basta una battuta e poi da condividere. La parola scritta o parlata e’ bella, ma ahimè non più sufficiente o almeno non per molti. Non è vero che la gente non dialoga più, solo lo fa in maniera diversa, con strumenti differenti!
Che tempo farà?
Sembra una domanda sciocca e superficiale, ma davvero non sappiamo che tempo farà e quello che sta succedendo al nostro clima è realmente grave. Fino ad oggi ammetto di aver sottovalutato la situazione e l’argomento. Mi sembrava un po’ un’esagerazione mediatica, il cambiamento di clima, il riscaldanto globale, le stagioni non sono più le stesse, e’ tutta colpa degli allevamenti, torniamo alla bici… insomma le solite banalità che riempiono i Tg in assenza di notizie vere o che fanno infervorare i puristi naturalisti o i moralisti perbenisti. Purtroppo non è così: quello che sta succedendo e’ grave. I nostri mari sono caldi, bollenti, con alghe orrende che invadono i fondali e pesci che non possono più sopravvivere. Il nostro ecosistema cambierà e, come sappiamo, anche il clima dipende dai mari. Fin’ora ci siamo limitati a pensare tra un temporale e una ondata di caldo: “stiamo diventando un paese tropicale”, ma la situazione è ben più complessa e riguarda tutto il pianeta. L’European Environment Agency parla di estati artiche senza più ghiacci e vengono tracciati vari possibili scenari piuttosto poco confortanti. In molti fanno ipotesi ormai catastrofiste (ma si sa quelle piacciono sempre!). Di fatto in questi giorni, per esempio in Egitto, molte persone stanno perdendo la vita per le temperature elevate, a Sevilla c’è il coprifuoco durante il giorno perché non si può respirare dal caldo. Anche noi siamo però colpiti da tornadi e temporali violenti, si sgretola il Paese tre un incendio è un’alluvione, siamo testimoni del fatto che nell’Adriatico ci sia una moria di crostacei di dimensioni giganti e proprio recentemente abbiamo avuto notizia di come a Los Angeles stiano combattendo contro la siccità con le “palline nere” o sfere di polietilene per i più colti. Non credo comunque che sia facile a questo punto fermare questo processo di riscaldamento globale che sia causato da prodotti chimici, dagli allevamenti, dalle emissioni, o dalle quadrature astrali. Di fatto ora c’è e bisogna trovare una soluzione, fermarlo, prima che sia veramente irreversibile.
Il futuro è in Oriente?
L’Oriente ha sempre avuto un grande fascino, con una sua cultura diversa dalla nostra, ricca di tradizioni, ma anche complessità politiche ed economiche. Ieri leggevo un articolo sull’Internazionale che segnalava una ripresa della migrazione dal nostro paese verso altre destinazioni – e fin qui c’è poco di nuovo considerando quanti nostri connazionali sono andati verso Brasile e Argentina – in particolare ora, però, una delle mete più ambite è proprio la Cina. Le nostre città sono sempre più popolate da persone provenienti da questo grande continente che si stanno (chi più, chi meno) integrando. Aprono negozi e sono concorrenziali, lavorano bene e velocemente, sono velocissimi nell’apprendere la nostra lingua (noi a imparare la loro meno!). I più superficiali parlano solo di qualche ristorante cinese in realtà il loro business nella ristorazione è enorme e non solo nella ristorazione… solo che spesso “non si sa”! Loro da noi hanno trovato un ottimo mercato, sarà per noi lo stesso recandoci nel loro territorio? È il business futuro? È il caso di iniziare a studiare il cinese? Secondo me sì, dobbiamo integraci a nostra volta, e adattarci e anche velocemente, altrimenti rimarremo solo uno dei paesi miseri del sud dell’Europa. Europa per altro con una grande cultura, ma che sta invecchiando e offre meno del passato alle giovani generazioni.
Milano in Agosto
Ci sono alcune cose che non mi riesco a spiegare per esempio coloro che dicono “ah che bella Milano in agosto!” e i sostenitori del caldo in città: “io comunque preferisco il caldo!” Certo se sei in una località di villeggiatura, se hai una casa dotata di ottimo impianto di condizionamento e se non devi usare i mezzi pubblici il caldo è anche piacevole, ma in una città deserta con l’asfalto che riflette caldo e cattivi odori, mezzi pubblici frequentati da un target trasversale e talvolta diversamente pulito, direi proprio di no! E dopo aver dato queste perle di saggezza i sostenitori della Milano da sudare postano da località amene i loro simpatici piedi o bizzarri cocktail con uno sfondo di spiaggia. Ma torniamo a Milano città cosmopolita che in agosto muore e a quei poveretti che per lavoro, salute o soldi sono costretti a restarci. È tutto chiuso! Non si può nemmeno fare la spesa o andare in un ristorante decente. Ci sono 40 gradi e le poche e cementose piscine pubbliche sono assalite da una folla sudata e disperata. Bella Milano si’ proprio Fantastica pensa, puoi parcheggiare dove vuoi tanto è tutto chiuso! Bello camminare e non incontrare un’anima viva potrebbero scipparti in velocità e tu mantenerti in forma cercando di inseguire i ladri. Bella Milano in agosto puoi cambiare arredamento tornando a casa e trovandoti l’appartamento svuotato. Milano in agosto, per me, è solo una punizione, con 40 gradi, Caronte – Acheronte – Lucifero e’ l’inferno. La grande città inizia le prime chiusure a giugno con la scuola che finisce sempre prima, per fortuna esistono i camp estivi, ma per il resto il nostro Stato è convinto che siamo tutte maestre e quindi da giugno possiamo iniziare a sentirci tutti in vacanza… Poi si passa al luglio dove fa un caldo da tropici, ma la città ancora si ricorda di essere tale per poi appunto morire tra agosto e i primi di settembre. Chiude pure il minimarket sotto casa! Bella Milano in agosto puoi rimpadronirti di una città fantasma…ma se hai la fortuna di non esserci è anche meglio!
The Pen Generation
Da pochi anni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione della scrittura. Sempre più usiamo touch screen e la tastiera del computer ormai sta diventando obsoleta. Sembrava la trasformazione genetica del millennio, eppure la generazione dei due pollici sara’ a breve sorpassata, ma come ne uscirà la Pen Generation, ossia la mia? Bene, si adatterà’ oppure invecchiera’ tristemente. Il fatto è che non si tratta solo del mezzo di scrittura, ma di una vera e propria struttura mentale diversa. Un modo, per esempio, di prendere appunti, di “organizzare le idee” e di memorizzare differente. I bambini a scuola ancora imparano a scrivere a mano, ma per quanto ancora? La carta stampata si sa e’ in crisi. Sempre di più magazine e libri sono digitali – il che permette anche una fruibilità più rapida e semplice, ma a volte è bello toccare un libro o sfogliare una pagina, scrivere un’idea a mano libera, mentre e’ decisamente meno gratificante sapere che per questo si è tagliato un albero. Insomma come in tutti i processi di cambiamento ci sono pro e contro! Solo oggi dovevo scrivere un documento, non avevo un pc con connessione e non volevo incrociare gli occhi su un mini screen per altro con poca batteria, trovare un block notes e’ stata un’avventura! Poi alla fine dopo una lunga caccia sono riuscita a trovare una risma di carta e una biro senza tappo, che mai come oggi, mi è persa bellissima! Ho scritto, schematizzato, riassunto e spostato ero a mio agio, mi ritrovavo nel mio meraviglioso caos tra frecce e asterischi, ma mi mancava qualcosa… Come faccio ad aggiungere un jpg se non sono connessa? E soprattutto, come lo condivido? Se anche ne facessi un aeroplanino più di due metri non raggiungerei!
Nell’attesa del Venezia film festival… Due salti in palude
Siamo solo ai primi di agosto e già iniziano i preparativi per uno degli eventi più importanti dell’anno: il festival del cinema di Venezia. Per ora si vede poco, un grande cantiere, ruspe e le prime transenne, ma soprattutto quello che non mi riesco a spiegare e’ il paludone! Dicesi paludone un enorme buco che hanno scavato al posto di un parco qualche anno fa e che continua ad esserci! Prima aveva una recinzione più approssimativa, ma non si vedeva nulla ora ci sono tanti bei faretti Rossi e si vede un gigantesco cratere pieno di fango e acqua. Ma che senso ha? Non è molto prestigioso a mio avviso che ci sia paludone a pochi metri dal centro di una delle città più belle al mondo accanto a dove si svolgerà uno degli eventi più noti a livello globale!! Passano gli anni, poche certezze tranne una, paludone! Lui c’è … e’ sempre li, ottimo come idroscalo o per un allevamento di zanzare tigre, o ancora si potrebbero organizzare dei tornei di gare tra anguille (con massimo rispetto della specie). Detto ciò mi auguro che questo degrado abbia presto una conclusione e che il lido possa tornare ad avere le attenzioni che merita.


