Sempre più insegnando e stando a contatto con giovani in età scolare, mi rendo conto di quanto sia cambiato lo scenario e come siano mutati gli stili di apprendimento e come non sempre l’insegnamento sia all’altezza della velocità di evoluzione della società. Negli ultimi anni si è parlato molto delle nuove generazioni e del loro approccio all’apprendimento. I neo-diciottenni, in particolare, crescono immersi in un contesto digitale pervasivo, che influenza profondamente le modalità di attenzione, di studio e di costruzione della conoscenza.
Prima di tutto dobbiamo considerare che ci troviamo in un contesto iper-digitale.I ragazzi di oggi hanno smartphone e accesso a internet praticamente da sempre. Secondo il dossier di Telefono Azzurro/Doxa, il 96% dei 12-18enni usa lo smartphone e il 93% ne possiede uno personale (Telefono Azzurro, 2025). La Regione Emilia-Romagna riporta che il 94% dei ragazzi tra 11 e 17 anni utilizza quotidianamente internet (Regione Emilia-Romagna, 2025).L’uso dei social media in Italia è diffuso anche tra i più giovani: il 40,7% degli 11-13enni già li utilizza (AGI/Save the Children, 2024). Il 47% dei 11-19enni trascorre più di 5 ore al giorno online (TG24 Sky, 2023).
Ragazzi dunque che sono abituati fin da piccoli ad avere risposte e stimoli con una velocità superiore rispetto alle generazioni precedenti.
Oggi l’IA è un nuovo tassello che sconvolge ancor di più le dinamiche di apprendimento, fornendo uno strumento utilissimo ai ragazzi se utilizzato con intelligenza, ma nel contempo estremamente pericoloso se usato come sostituto delle loro capacità cognitive. Talvolta da un target adulto non è ancora nemmeno stato approcciato e dunque non capito/sfruttato nella maniera corretta.
Alcuni studi indicano che i giovani oggi sviluppano un’attenzione più frammentata rispetto al passato. Uno studio internazionale evidenzia che l’uso prolungato dei social media è correlato a una maggiore difficoltà nel mantenere il focus (News-Medical, 2025). L’indagine Eyes Up in Italia mostra che l’uso precoce dello smartphone e dei social media è associato a risultati scolastici peggiori in italiano e matematica (ANSA, 2025). Come sempre sono sempre scettica nel prendere i risultati di tutti gli studi alla lettera, perché altri potrebbero indicare una tendenza diversa, ma sicuramente possono essere un punto sul quale riflettere.
E’ interessante notare che questi dati non indicano una diminuzione irreversibile della capacità di attenzione: più che un deficit, si tratta di una trasformazione del modo di prestare attenzione, con una maggiore propensione al multitasking e a stimoli rapidi. Questo tipo di tendenza non dovrebbe quindi essere demonizzata, ma capita dai docenti in maniera tale da sviluppare lezioni mirate a questo nuovo tipo di situazione.
I ragazzi mostrano interesse per la cultura, ma in forme diverse dal passato. Molti seguono divulgatori su YouTube o TikTok, ascoltano podcast, approfondiscono temi di scienza, tecnologia, ambiente e psicologia. L’interesse per la crescita culturale esiste, ma si manifesta spesso in maniera modulare e non lineare. A volte si preferisce avere una notizia mordi e fuggi, rapida, non noiosa a discapito dell’approfondimento che avviene sì ma su temi molto più ludici. La vera sfida è riuscire ad interessare i ragazzi e ad appassionarli affinché loro stessi decidano di applicarsi.
Per adattarsi a questi nuovi modelli di apprendimento, la didattica dovrebbe evolvere in maniera più flessibile e interattiva. Non si tratta solo di cambiare contenuti, ma di trasformare il modo stesso di insegnare: lezioni più pratiche, laboratori e simulazioni che coinvolgano attivamente gli studenti. È importante insegnare anche il metodo, mostrando strategie concrete per mantenere la concentrazione. L’uso del digitale può essere molto utile, ma deve essere guidato con video e strumenti di interazione. Collegare la teoria a problemi reali rende lo studio più significativo, mentre dare agli studenti voce e autonomia li motiva a partecipare e a sentirsi responsabili del proprio percorso.
Spesso mi capita di sentire critiche nei confronti dei ragazzi, ma credo che, in realtà, non tutti abbiano perso interesse o capacità cognitive: la loro attenzione e il loro approccio all’apprendimento sono semplicemente diversi, plasmati da un contesto digitale e da un ambiente ricco di stimoli rapidi. La scuola e l’insegnamento devono adattarsi a questi cambiamenti, valorizzando la motivazione, il metodo e la partecipazione attiva creando una relazione con gli studenti e non solamente una fredda enunciazione di trattati che dopo pochi minuti annoierebbe chiunque. Il vero rischio è che un tipo di insegnamento “vecchio”, critico nei confronti dei ragazzi e poco aggiornato possa davvero far allontanare i ragazzi dall’apprendimento, ma a questo punto la colpa non è dei ragazzi – bensì di chi ha questo prezioso ruolo di educatore e formatore è non stato in grado di cogliere la nuova sfida.
Fonti:
- Telefono Azzurro/Doxa, “Dossier Il bambino al centro”, 2025, link
- Regione Emilia-Romagna, “Scheda spunti sullo scenario generale”, 2025, link
- AGI / Save the Children, 2024, link
- TG24 Sky, “Età e utilizzo smartphone”, 2023, link
- ANSA, “Uso precoce smartphone impatta negativamente risultati a scuola”, 2025, link
- News-Medical, “Social media use linked to declining focus and emotional strain in youth”, 2025, link









