Giocattoli per lui e per lei… Ma piantiamola!

 Recentemente sono entrata in un negozio di giocattoli perché volevo prendere un regalo a una bimba di 8 anni per il suo compleanno… Allora mamme e papà già avranno avuto questa magica esperienza più volte e forse non ci faranno nemmeno più caso. Entri e sei invaso già in ingresso da giochi tutti uguali, tutti rigorosamente firmati e carissimi, di Frozen, Violetta, principessa Sofia, trucchi e bijoux dozzinali… Mentre per i maschietti Spiderman, Gormiti, Star Wars, topolino e forse cars (dunque per i piccoli “lui” nulla di diverso dagli ultimi 20 anni). Ma la cosa che mi ha fatto più imbizzarrire sono i giochi a tema – per le femmine, tutto un reparto rosa per future donne di casa: ferro da stiro, aspirapolvere, un tristissimo scopettone tipo mocho, lavatrice – per i bimbi invece nulla (eppure esistono le versioni con colori sobri): armi, fucili, archi, dinosauri e auto. Ma questa è la saga dello stereotipo!!! È discriminatorio! Che tristezza. È la colpa non è dei negozi loro propongono quello che la gente vuole trovare, e che non succeda che un maschio giochi con l’aspirapolvere! Sei donna stai cucina, sei uomo vai in guerra! Ma in che secolo stiamo vivendo? Poi se sei un maschietto, metti che ti piacesse la lucidatrice devi per forza averla fucsia? Poi in fondo Lego, cari come il fuoco, 4 pezzi per ogni scatola, ma… rigorosamente in tema maschile, già le bimbe non lo usano non sono abbastanza abili? Durante il mio fantastico tour ho avuto il piacere di incontrare anche giochi intelligenti – almeno quelli unisex – ma di una noia mortale, lontani da ciò che un bimbo non vorrebbe mai ricevere, vicino a un parente che vuole fare il regalo “utile”  e vari altri giocattoli banali per neonati tutti plasticoni e uguali tra di loro, ma molto rassicuranti ed etici. Alla fine, dopo una quarta ricognizione, ho optato – con l’aiuto di un coetaneo della piccola – per un gioco in scatola, quanto meno non era offensivo, griffato o fintamente glitterato, ma era divertente, quello che un regalo dovrebbe essere! 

Oregon, ennesima strage

foto folliaE ci risiamo, altra strage di un pazzo furioso. Una notizia di fatto “distante”, ma che mi ha riempito il cuore di amarezza e di rabbia quando stamattina ho acceso la televisione per vedere il telegiornale. La notizia è questa: “Sparatoria all’Umpqua Community College di Rosenburg, in Oregon. Un 26enne che abitava nella zona, Chris Harper Mercer , ha aperto il fuoco uccidendo dieci persone e ferendone altre 10, alcune in gravi condizioni. Quasi tutte le vittime sono studenti, colti di sorpresa mentre stavano facendo lezione in classe. Durante uno scontro a fuoco con la polizia il killer è rimasto ucciso.”

Notiza spaventosa, l’ennesimo pazzo svalvolato in giro armato fino ai denti, scatta la solita polemica sulle armi – che comunque essendo il soggetto fuori di testa in un modo o nell’altro si sarebbe fabbricato anche artigianalmente. L’obiettivo: dei ragazzi, studenti indifesi, inermi, sorpresi in un college dove erano tranquilli e ignari a studiare…

Parte la polemica religiosa: “Ogni volta, secondo quanto riferito, ha fatto alzare in piedi le persone all’interno chiedendo loro di che religione fossero. Ha chiesto loro se fossero cristiani. Se la risposta era sì, gli sparava alla testa, se era no, gli sparava alle gambe, ha raccontato una ragazza”.

Ribadisco una persona realmente disturbata (per trovare un sinonimo di pazzo furioso), nella sua testa ci sono religioni organizzate e religioni che non lo sono. Ma qual’è la risposta giusta? Quella che si vuol sentir dire? La sua mente malata qualche schema starà percorrendo…di fatto sono tutte sbagliate perchè l’alterato spara comunque! Un dramma nel dramma perchè nessuno cerca di fermarlo, perchè colti da un terrore paralizzante.

La notizia poi viene arricchita con un dettaglio – il riferimento ai social network: “Il killer mercoledì sera potrebbe aver lanciato un avvertimento di quanto stava per compiere. Sul sito 4chan è infatti apparso un post in cui un utente invitava gli studenti nel nord-ovest a non recarsi a scuola giovedì.”

A questo punto mi sfugge l’essenza della parola “potrebbe”, ossia l’ha lanciato o non lo ha lanciato? Che senso ha questa aggiunta? Non capisco, se lo aveva detto perchè nessuno si è insospettito? Non conosco l’area, né la sua pericolosità, ignoro se questo fosse già un soggetto strano di suo… però direi che non è un dettaglio da poco…

Questa notizia è drammatica, si cercano giustificazioni in armi, religioni, Internet e bla bla, in realtà è terribile che a scuola non ci si possa sentire sicuri, che ci siano questi elementi, scheggie impazzite che fanno stragi. Obama è intervenuto, ma a parte i discorsi che può fare mi chiedo se  in qualche modo possano essere arginate queste cose, agendo sulle famiglie, sui singoli soggetti ,che sono “malati” e che se forse “curati adeguatamente” non arriverebbero a tanto. Già moto viene fatto, altrimenti sono sicura che le stragi sarebbero molto di più. Talvolta, però, ho la certezza che siano le famiglie stesse a “non voler vedere il problema” a non voler ammettere magari di avere un figlio “strano” (forse perchè troppo sballate loro stesse, o a volte ancora peggio perchè prendere coscienza di certe problematiche è psicologicamente difficile da accettare), a pensare “no beh dai non è così grave” e invece lo è… alcuni soggetti aiutati, curati, forse potrebbero essere “presi in tempo” senza arrivare al peggio. Dall’altro lato ancora una volta mi rendo conto che, non sia più il tempo per essere indifesi, ignari, terrorizzati…

Oggi scopriamo “il livello magma”

 Bene che cos’è questa cosa? Una ricetta nuova di un piatto incandescente? Una scoperta geologica? Un nuovo livello del micro-onde? No! Molto più facile ed intuitivo: è il livello che sta sotto lo zero, quello più basso (ha un sinonimo più volgare che inizia sempre con la m., ma che non userò perché il mio blog e’ polite). Ha ormai una diffusione planetaria – come dimensioni – e’ ovunque come il blob ed è tanto viral (come mi piace mettere il viral)! Sembra fantascienza, ma non è così e inizio a pensare che sia il male del decennio (secolo fa troppo catastrofismo). Dove lo vediamo? Beh ovunque, anche in televisione, basta leggere lo scandalo delle auto tedesche: pratico esempio di livello magma, oltre al quale c’è solo l’esplosione terrestre. Abbiamo poi il livello magma dei reality, quello della TV spazzatura. Uno dei più intensi e’ quello che si riesce a raggiungere durante certe riunioni condominiali, di certi incontri imbarazzanti con persone che non capiscono nulla, ma soffrono del delirio di onnipotenza e di tante conversazioni inutili – spesso critiche e ovviamente alle spalle degli ignari malcapitati.  Anche i commercianti ormai ti rispondono con l’educazione magmatica se non gli formuli la domanda come vogliono nei primi due secondi di contatto visivo: “sono arrivati i libri che ho ordinato per mio figlio xy?” “Se non mi dice la classe…” “Se stai calma e mi lasci finire…”. Non parliamo delle cassiere con occhio vitreo al supermercato, che ti tirano in faccia quello che stai acquistando per mostrare la loro velocità ultrasonica nel passare il codice a barre sul lettore, mentre tu come un povero imbecille cerchi di mettere tutto nei sacchetti in carta di riso, che solitamente si stracciano per colpa dell’angolo della confezione di prosciutto. Ma lei, non demorde, annoiata ti scaraventa tutto – uova comprese – con un atteggiamento proprio magmatico. Poi ci sono i call center dell’Inps, che devi chiamare 5 volte per fare una media delle risposte e capire quale sia quella vera (qui abbiamo competenze di livello magma), i numeri verdi di molti servizi, un esempio che mi è capitato alcuni giorni fa: nota marca di auto – “scusi ho inserito user e password, ma il vostro sito non funziona”, “le ha inserite giuste?” No sono troglodita “si guardi giustissime, non va!”. “Ma era sul sito giusto? No questa pensa che sia lobotomizzata “ovvio che ero sul sito giusto, ho provato varie volte le assicuro ci sono dei problemi e io devo accedere al mio profilo mi può aiutare?” risposta sua veramente magmatica: “eh sì e’ fuori uso da varie settimane non posso accedere nemmeno io”.  Ma perché non lo dici subito? Sembra e forse è la guerra di tutti contro tutti in un tourbillon di maleducazione dove vince chi ruggisce più forte o almeno chi non viene inghiottito dal magma…

Oggi andiamo dal veterinario…

  E poi non ci torniamo più. Devo ammetterlo, un’esperienza imperdibile. Allora premetto che come si fa con ogni medico che si rispetti prendo l’appuntamento con tre giorni di anticipo. Dopo aver contrattato l’orario e le relative raccomandazioni “la prego eh, puntuale alle 19” mi presento alle 18.55 con una precisione svizzera che quasi mi spaventa e dopo una corsa in bici ed un recupero del gatto al volo, arrivo trafelata, sudata, spettinata, il micio stropicciato e, ovvio, la veterinaria e’ in ritardo. Mi siedo tra depliant, un profumo di vaniglia finto copri odori molto fastidioso e un po’ nauseante, libretti e foto di cagnolini. Tutto un po’ finto e allineato in maniera leggermente ossessiva. Nel frattempo ascolto la conversazione della precedente paziente, come al solito la tipica sciura di età avanzata logorroica che parla per 7 ore del suo malato, con una dottoressa che tutto ha eccetto che fretta e la incalza in maniera ridondante. Nemmeno i più vecchi pediatri sono così prolissi a prescrivere così tanti esami e farmaci, tutti rigorosamente a pagamento. Le stesse parole vengono ripetute più o meno 50 volte da entrambe le parti compresi i consigli su come parlare al farmacista. Non ce la faccio più, l’odore di vaniglia inizia a indispormi e queste due sono insopportabili. Inizio ad ipotizzare di per prendere il muro a testate, ma resisto perché uso i fiori di Bach e perché di fatto è poco chic! Finalmente è il mio turno,  esce la signora, incredibilmente sola! Senza cane o gatto…si sarà fatta visitare lei ecco perché! Va beh sono le 19 e 45, entro nella stanza… la giovane veterinaria piuttosto presuntuosa si dimostra fallimentare sbaglia tre volte il prelievo al gatto che si trasforma in una pantera le soffia e la morde. Il tutto dura in totale una decina di secondi, il mio piccolo giaguaro viene rimesso nella sportina e inizia uno spettacolo di vendita della dottoressa esemplare! La  grande esperta mi snocciola una serie di esami per il mio gatto che non c’entrano nulla col suo problema. Ora non mi dilungo in dettagli poco interessanti, ma di fatto la furbacchiona non mi mollava più, mi ha scucito 40 euro, sostiene di aver visitato il gatto in 4 secondi perché è “brava, del mestiere”, anche se in realtà  non ha capito nulla, mi parla di tutte le malattie che citava alla paziente precedente (incredibile tutti con lo stesso problema!) e mi congeda facendo pure la brillante cercando di obbligarmi a tornare dopo due giorni usando una serie di leve psicologiche che, ahimè per lei, con me non funzionano. Scene simili mi sono già successe in passato, ma possibile che non ci siano oltretutto veterinari della mutua? Queste cialtrone dovrebbero fallire! Che business, che vergogna. Sono convinta esistano veterinari ottimi e brave persone, ma quanti mediocri che rovinano la categoria e ti fanno sperare di dover ricorrere a loro il meno possibile.

La Vogue Fashion’s Night Out

 Eccola, è proprio stasera, 22 settembre, a Milano, proprio in queste ore! È arrivata la mitica VFNO, tanto attesa nel settore e le vie interessate sono in fermento da questa mattina nella preparazione di ogni singolo allestimento. A partire dalle 19 fino alle 23, un appuntamento imperdibile per i milanesi, che si svolge  nelle principali vie del centro, incluso il nuovo polo Porta Nuova-Gae Aulenti. Ricordo che si tratta di una serata speciale organizzata da Vogue Italia e dal Comune di Milano, ed inserita nel calendario di Expoincittà. Ogni anno questa serata coinvolge  le più grandi Fashion House, che per l’occasione, non solo tengono aperte le loro boutique fino a tardi, ma organizzano allestimenti particolari, appuntamenti, feste, ecc. Che diventano il ritrovo di personaggi noti, di quelli che lo vorrebbero essere, e… di quelli che non lo saranno mai! Tra uno stilista, una modella,  un passante, un curioso alla fine c’è  un gran movimento di persone e la nostra grigia Milano assume un’aria allegra e vivace.

Un aspetto interessante e noto a pochi e’ l’aspetto della charity, quest’anno la Vogue Fashion’s Night Out, devolverà i fondi raccolti attraverso la vendita di oggetti in edizione limitata all’Istituto Monzino per la ricerca sulle malattie cardiovascolari. Un’iniziativa di tutto rispetto e da amplificare, che evidenzia che il mondo moda non sia solo apparenza…

 Che cosa dire a questo punto? Chi può farlo ed è in città è ancora in tempo per fare due passi in questa allegra e piacevole serata, enjoy it!

E le notizie date a metà…

  Bene, sono ormai vari anni che i telegiornali italiani, a mio avviso,  danno notizie di poco senso, inutili e spesso di cattivo gusto! In parte si copiano un po’ tutti e fanno un esercizio di duplicazione della notizia dove non si scopre nulla e si fa solo eco alla prima news, in parte preparano un tot di servizi che vengono messi in onda indipendente  da ciò che accade realmente. Non è stato raro in passato vedere servizi sul maltempo in giornate miti – solo perché era inverno e sul gran caldo in giornate fresche estive! E oggi ci risiamo con le notizie date male. Stasera un curioso servizio sulla luna con foto di luna piena, un vago (ma proprio vago) accenno sulla visibilità e vecchie canzoni sulla luna che, però, in realtà non è nemmeno a metà! Il primo pensiero è stato: ma quanto sono fuori? Ora non chiedo di avere notizie brillanti, ormai mi sono arresa, ma almeno guardare fuori dalla finestra prima di divulgare la notizia sarebbe il minimo della decenza. A questo punto incuriosita ho iniziato a cercare in rete. La notizia in realtà doveva essere diversa. Il nostro pianeta è a breve distanza dalla luna e quindi in teoria più visibile e lo sarà ancor di più a fine mese.  Peccato che tutto ciò non sia stato detto, tanto meno riguardo all’international observe the moon night. ma siano state date solo 4 canzoni banali sulla luna in un servizio “buttato lì frettolosamente”, che voleva essere magico, ma che di magia aveva ben poco.

Corso Como 10… Adieu?

Inizialmente pensavo fosse una bufala, invece pare che sia proprio vero,  Corso Como 10 è in fallimento. Problemi con Equitalia. Un buco pare di 4.7 milioni, non poco direi. È un vero peccato trattandosi di uno dei luoghi più glamour di Milano e forse di tutta Italia. Al di là della sua fondatrice, la nota Gallerista Carla Sozzani – sorella di Franca, direttore di Vogue Italia, è  veramente un luogo diverso. Venne inaugurato nel 1991 ed è sempre stato una location  cult nel cuore del quartiere della movida milanese. Entrando si percepisce un profumo di arte, unicità e stile e in un mondo in cui ormai tutto si sta globalizzando, plastificando e cinesizzando. Qui la classe, il gusto, l’estetica sono sempre stati al top in un mix tra fashion, lusso e esclusività! Al suo interno, oggetti di design e arredamento si trovano accanto ai sofisticati profumi di Serge Lutens e alle firme di moda più di nicchia. È triste tutto ciò, è un altro pezzo della  “Milano da bere” degli anni ’90 che si spegnendo, bastonato dalla crisi di questi ultimi tempi.

Il primo giorno di scuola…

imageNon si scorda mai! Dopo tre mesi di vacanze è giunto lui, il gran giorno, il primo giorno di scuola. Se un adulto ci mette varie settimane a riprendersi dopo solo due settimane di vacanza, un bambino dovrebbe aver bisogno di alcuni mesi per superare lo shock da rientro! Tuttavia si deve affrontare e si prende il coraggio. Ritorniamo al nostro giorno di scuola, partono – in giorni diversi a seconda delle regioni – le foto sulle bacheche di Facebook di mamme commosse e di bimbi infiocchettati, grembiulati e cartellati. Tutti i supermercati propongono offertone, ma poi si sa: non hanno i fogli col margine rinforzato, le matite hanno la punta che si sgretola, sono finiti i quaderni con la riga della misura giusta e le copertine sono gialle e blu mentre, ahimè, per matematica le maestre le richiedono verdi e per storia servono rosse. Per fortuna esiste la cartoleria davanti alla scuola, quella che non ti spieghi come mai non sia fallita guardandola da fuori e che ti rovina quando hai l’infausta idea di entrarci (e capisci come ha fatto a sopravvivere…). Bene, detto ciò, allo squillar della campanella, folle di bimbi, spingendosi sulle scale, entrano nelle classi accompagnati da genitori carichi come dei muli con cartelle di Violetta, Spiderman (miracolosamente ancora vivo!), mostri vari e principesse. Arrivati alla classe parte la spiegazione del programma, i bambini ascoltano ammutoliti quello che li aspetta e i genitori sono più basiti di loro… “ma ai nostri tempi non facevamo tutto questo?” in realtà probabilmente sì. Il dramma è che siamo bolliti e sono passati troppi anni visto che l’età media in cui si fanno figli è slittata in avanti. Dopo aver ascoltato tutto, sudati in una classe sovrappopolata, si esce per catapultarsi al lavoro con trenta cedolini da pagare, tutti rigorosamente in posta (l’home banking creerà un trauma alla segretaria quando vedrà un modulo impaginato diversamente), bellissimo poi il contributo volontario di 40 euro che non è volontario proprio per niente, libri da ritirare, materiali che non andranno bene (oh no! storia aveva la copertina blu e adesso?) e altri compitini da svolgere nelle prossime 48 ore. Nel frattempo i piccoli temerari graziati nell’orario – trattandosi del primo giorno – devono riprendersi dall’impatto di questa frenetica giornata che immaginata giorni prima sembrava tanto romantica, ma vissuta poi davvero perde un bel po’ del suo charme.

11 settembre

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  Se dico 11 settembre tutti abbiamo immediatamente in mente un’unica immagine “l’attentato alle torri gemelle” (anche se quel giorno non furono l’unico obiettivo). Ebbene sì, sono passati già 14 anni, l’età di un adolescente e sembra che sia successo solo pochi mesi fa. L’America in tale data subiva il peggior attacco della sua storia. Telegiornali e siti riportano le commemorazioni di queste ore. E’ stato un momento veramente tragico per l’Occidente, non solo per quanto è successo e per le povere vittime, ma anche perchè New York sembrava una città sicura, che non avrebbe mai potuto essere oggetto di un tale attacco, a raccontarlo – in tempi non sospetti – poteva sembrare fantascienza, il frutto di un film fantasioso e catastrofista che invece, purtroppo, si è dimostrato essere vero. Da qui poi sono partite una serie di operazioni militari, la caccia a Bin Laden e le teorie più diverse, tra le quali personalmente trovo piuttosto anacronistica e bizzarra quella del complotto. Sono passati 14 anni e tutti ricordiamo bene quei terribili attimi e in più da quel momento tutti abbiamo capito che non c’è posto dove possiamo sentirci realmente sicuri, questo non per panicarsi o creare allarmismi, ma semplicemente per essere realisti. I pericoli ci sono, possono essere organizzati – come fu allora – oppure frutto di un pazzo emulatore, di fatto è importante cercare di tutelarsi e almeno non abbassare mai la soglia dell’attenzione. Proprio in questo momento i ragazzi a NY in metro stanno portando la seguente scritta: “if you see something say something”…

E da oggi partono le FW

diavolo veste pradaÈ arrivato il grande giorno: si inizia con New York, poi il 18 Londra, il 23 Milano e il 30 Parigi! Ma di cosa stiamo parlando? Delle Fashion Week naturalmente! FW per gli addetti del settore. Uno degli appuntamenti  più importanti per la moda.

In questi giorni tutti ne parlano, giornalisti, blogger, esperti e non.  Le sfilate,  in definitiva, durano pochi istanti – ma danno molte emozioni tra flash e behind the scene, celebrity e atmosfere frizzanti, mostrano  le tenedenze della stagione primavera-estate 2016. Pochi attimi quindi, molteplici passerelle, dove si intrecceranno i passaggi di collezioni, tessuti, forme, incroci, lunghezze, motivi, modelli, diversi o sempre uguali, ma di fatto di tendenza  e in quel momento sicuramente spettacolari.

Milano si trasforma in questi giorni, ovunque si incontrano modelle e si respira un’aria magica e frizzante incrociando spesso per strada i look più vivaci accompagnati da occhiali da sole, trolly e scarpe bizzarre o volutamente trasandate. Nei giorni prima, molti “adetti ai lavori” sono introvabili per l’organizzazione del grande momento o sono in giro per le altre FW con agende da panico.

Anche le pasticcerie del quadrilatero della moda come Cova e Marchesi non sono più semplici pasticcerie di lusso, ma sono luoghi di incontro per tutti gli operatori del settore in quanto Cova è del gruppo LVMH e Marchesi di Prada! Non puoi non essere lì a prendere l’aperitivo!

Tutte le fashion victim vorrebbero essere convolte in questi momenti, mostrano i loro look d’eccezione e ambiscono ad essere invitate a sfilate e feste/cene esclusive, non parliamo poi delle inaugurazioni delle nuove boutique che sfruttano questa data per aver ancor più visibilità. Solo poche entreranno, pazienza ce ne faremo una ragione! Del resto che piaccia loro o meno, non è per tutti e il look e il tacchetto non sempre sono sufficienti…

A fare da protagonista, come sempre sarà Anna Wintour, ma si sa sei è la signora della moda e nel bene o nel male se lo può permettere, già si parla della sua importante  presenza, anche se del futur non c’è mai certezza e se tira il pacco a tutti sarà da ridere (se non ci lavori altrimenti ci sarà ben poco da ridere…).

Ma in tutto ciò… Dove mettiamo lo stile? Intendo quello vero! Questo mondo di per se avrebbe tanto da insegnare, ma girano attorno – soprattutto in queste occasioni – anche molti cialtroni oppure avvoltoi (quando sono meno simpatici) che si atteggiano, cercando in qualche modo di carpire la luce di questo momento di visibilità, ma non ci riescono, e soprattutto per quanto pestino i piedi, non è il loro turno.

Il vero stile non è solo avere un look adeguato o di tendenza, e nemmeno apparire per forza e presenziare prepotentemente in queste occasioni (fare un passo indietro talvolta è meglio). Non dimentichiamoci la nostra immagine, quella vera, quella che vediamo realmente quando ci guardiamo allo specchio, è lei la vera icona del nostro unico stile, tutto il resto svanisce rapidamente o comunque – se non sappiamo scegliere – “non ci dona”!